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Franco Stanzione

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- - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - INTERVISTA CON L' ASSASSINO

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - a cura di Elisabetta Pansini


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mercoledì 15 ottobre 2008

Le mie prime uscite sul fiume Ofanto negli anni '70 - '80

Sono andato a pescare per la prima volta nel 1969, al mare, esattamente sul porto di Molfetta, di fronte al cosiddetto "frigorifero".
Sarà questo l' argomento di un racconto che pubblicherò in seguito, purtroppo senza foto, perchè all' epoca (avevo 14 anni) non disponevo ancora di macchina fotografica; questa volta però voglio parlare delle prime volte che sono andato a pescare nelle acque dolci della mia zona.
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La mia prima uscita fu il 3 agosto 1977, anno in cui ho fatto la prima licenza di pesca nelle acque interne (32 anni fa, ormai).
Fu già una vera e propria impresa riuscire a fare la licenza in quanto, essendo la Puglia scarsa di acque interne, all' epoca non conoscevo nessun pescatore d' acqua dolce (in realtà a Molfetta non ce n' era nemmeno uno) e nessuno sapeva dirmi dove si poteva fare quel documento.
Senza tema di smentite posso dire di essere stato io il primo, a Molfetta, ad andare a pescare in un fiume o in un lago, ed infatti quando portavo i pesci a casa, nessuno sapeva di che si trattasse.
La prima volta, affidandomi alle cartine, approdai sull' Ofanto esattamente sotto il ponte della ferrovia tra Barletta e Margherita di Savoia.
Premetto che anche allora, come adesso, ero assolutamente solo. Solo in seguito conobbi un altro pescatore coetaneo che in virtù della comune passione, diventò una specie di altra fidanzata.
Lasciata la statale 16, prima del ponte sull' Ofanto direzione Margherita di Savoia, girai a sinistra ed imboccai la strada per Canne della Battaglia. Mi introdussi subito su una stradina sterrata sulla destra e mi ritrovai nel bel mezzo di un campo di zingari che per fortuna alle 5,00 del mattino dormivano.
Mi feci coraggio, lo attraversai con la mia vecchia Simca 1000 GLS e mi ritrovai sull' argine del fiume, esattamente vicino ai binari della ferrovia, dove c' era un vecchio casello abbandonato che si può vedere nella foto qui sotto, scattata all' alba del 16 settembre 1979, qualche anno dopo.



Scesi giù al fiume, nel punto esattamente corrispondente a questa foto scattata il 10 ottobre 1979; solo che quel 3 agosto 1977, causa la siccità, l' acqua era immobile. Addirittura in alcuni tratti il fiume era in secca.
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Avevo con me una vecchia canna fissa della LERC da 5 metri e come lenza montavo uno 0,16 con terminale dello 0,12 di una marca che ora non esiste più e che non ricordo nemmeno. Nessuna piombatura perchè pescavo con un amo dorato MUSTAD del 12 innescato con un chicco di granturco, che faceva peso ad un galleggiante di penna d' istrice, tarato appunto da quel chicco.

Non avevo manco idea di che pesci ci fossero; avevo solo letto sulla rivista PESCARE (allora di tutto rispetto e su cui non scrivevano ancora alcuni "gigioni") che bisognava avvicinarsi all' acqua senza fare rumori. Per questo mi ero acquattato dietro un masso e da lì lanciai l' esca sotto alcuni rami. Passano una decina di minuti e ... niente.

In compenso l' ambiente era bellissimo. Le rondini scendevano in picchiata sull' acqua a mangiare gli insetti caduti, si vedevano e si sentivano le gallinelle d' acqua e c' erano tanti martin pescatore.

Ad un tratto sentii alcuni rumori che mi spaventarono e pensai subito agli zingari che, solo come ero, avrebbero potuto fare di me quello che volevano: sembravano schiaffoni.

Sento il primo, il secondo, il terzo ... al quarto cosa ti vedo? Un grosso pesce arancione (una carpa) che saltava fuori dall' acqua.
Scoprii che comunque i pesci ci stavano; e a confermarlo contribuì il primo movimento della penna d' istrice che cominciò a camminare sull' acqua, fino a scomparire.
Ferrai d' istinto e subito cominciò una lotta che mi fece davvero sudare, non sapendo nemmeno con cosa avevo a che fare: era una bella carpa di un chilo e mezzo che finì dopo qualche minuto nel guadino.
Quella mattina presi una decina di carpe sul chilo e mezzo che, portate a Molfetta, finirono tutte sulla tavola dei miei nonni e dei loro vicini di casa.
Da quel giorno in poi, cominciai a disertare il mare per dedicarmi quasi completamente alle acque dolci che mi regalarono in quegli anni tante soddisfazioni.
In particolare frequentavo il fiume Ofanto che chiamavo affettuosamente "old my river", prendendo in prestito le parole da Ernest Hemingway, soprattutto tra il ponte della ferrovia di cui ho già detto e quello della statale 16, verso la foce.

Qui sotto, per esempio, sono a spinning a cavedani nell' agosto 1980. Se ne prendevano anche 100 o 120 al giorno (tutti sempre mangiati e mai buttati).
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Un altro hot spot era il tratto sotto Canne della Battaglia, nelle foto seguenti, scattate sempre neli' agosto del 1980.
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Certo le foto non sono delle migliori e, causa il costo dello sviluppo di quelle a colori, non se ne facevano mai più di un paio.
Le macchine fotografiche usate erano di diversi amici, non pescatori, che non credendo fosse vero che andavo a pescare nelle acque dolci, venivano insieme per verificare che i pesci portati a Molfetta fossero veramente pescati da me.

Insomma quella della pesca sull' Ofanto diventò un' altra delle mie ossessioni piscatorie ed è andata avanti per anni, fino a poco dopo il periodo in cui furono scattate queste foto, nel 1985.
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Poi il fiume, sempre più martoriato nel suo alveo e sulle sue rive, dai contadini che piantavano vigneti abusivamente dappertutto in area demaniale, cominciò a riempirsi dei maledetti pesci gatto ed i cavedani sparirono completamente.
Io intanto, essendo stato contagiato anche dalla malattia della pesca alla trota, mi dedicai ai fiumi della Basilicata, in particolare a quelli della Val d' Agri e cominciai a disertare l' Ofanto dove, ma giusto per un fatto affettivo, ci ritorno non più di un paio di volte l' anno, riportando sempre delusioni e amarezza nel vederne lo stato di assoluto degrado.

Mi risulta che qualcuno ci va ancora, ma sicuramente è gente con scarsa esperienza nella pesca e che non ha la minima idea di quanto grande sia stato quel fiume nel recente passato; vadano a pescarci, ma non ricaveranno che pesci gatto, carassietti e, raramente, qualche carpetta. I bei cavedani di un tempo sono ormai solo un fatto storico.
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* Testo e foto di Franco Stanzione.