- - - - - L'invidia del cretino per l'uomo brillante trova sempre qualche consolazione nell'idea che l'uomo brillante farà una brutta fine. (Max Beerbohm, 1911)

----------------- QUESTO BLOG SOSTIENE IL LIBERO ESERCIZIO DELLA CACCIA

- - - - - - - - - - -

Normative sulla Caccia e la Pesca Sportiva in Puglia e Basilicata

---------- CACCIAPESCA


ISTRUZIONI PER L' USO DI QUESTO BLOG ... poi non si dica di non essere stati avvisati

Chi leggerà del mio modo di intendere la Pesca, di come la pratico o anche delle mie "follie", se condividerà ed avrà il piacere di ritornare a farmi visita mi onorerà; chi non condividerà ed avrà obiezioni nel merito e deciderà di non rivedere mai più il mio blog ... mi farà un piacere.

Franco Stanzione

Se vuoi conoscere la mia opinione sulla pesca, leggi la

- - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - INTERVISTA CON L' ASSASSINO

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - a cura di Elisabetta Pansini


________________________________________________________________________________

venerdì 17 ottobre 2008

Al Locone di venerdì - 17 ottobre 2008

Negli ultimi mesi ho pescato solo al mare, ma stamattina ho deciso di fare una rimpatriata nelle acque dolci.
Pensavo di andare al Basentello, ma ieri sera mi ha dissuaso il mio carissimo amico Giovanni Aletto di Gravina, bravissimo pescatore, che c' era stato pochi giorni prima e che aveva preso solo pescetti; l' ho incontrato presso il negozio di pesca quando sono andato a comprare i bigattini.
Ho deciso quindi di andare al Locone, ma non dal lato di Montemilone, dove vado di solito per poter essere solo, bensì da quello di Minervino Murge dove il fondale è più basso ma c' è maggior possibilità di pescare i persici reali.
Infatti il mio obiettivo erano proprio loro: tecnica prescelta il legering, che tanto mi ha sempre fruttato per questi pesci.
Posto prescelto quello dove ho fatto una bellissima pescata proprio di questi tempi, il 5 ottobre del 2005, e di cui ho relizzato il seguente servizio





Sveglia alle 5,00 e primo caffè nella mia cucina; guardando intanto dalla finestra che c' è qualche nuvoletta che ogni tanto oscura la luna piena. Secondo caffè al Bar Miramare sul porto di Molfetta alle 5,45 e via ... è ancora buio.

Verso Ruvo una spruzzatina di pioggia mi fa andare giù il morale e mi ricorda che oggi è venerdì 17; sono cattolico e quindi non devo essere superstizioso e comincio ad immaginare come sarà il Locone dopo un paio di mesi di assenza, considerando che il livello dovrebbe essere piuttosto basso a causa della siccità.
Arrivo a Minervino alle 6,20: terzo caffè nel bar prima della piazza (è una tradizione da oltre 20 anni).
Alle 7,00 sono sul posto ... sul posto? ...
L' alba ha ceduto il passo per fortuna ad una bella giornata di sole ma il Locone si presenta ai miei occhi in condizioni miserevoli, non lo avevo mai visto così basso di livello, di questi tempi.
Monto nonostante tutto la postazione piuttosto distante dall' auto in quanto l' acqua, ritirandosi, ha lasciato le rive molto fangose e non voglio rischiare di rimanere impantanato.
.

.
Fa pure un po' freddo. Io intanto attendo con fiducia qualche abboccata ...
.

.
... che stenta ad arrivare.
Intanto il sole è ancora più alto e fa vedere ancora meglio quanto desolante sia la situazione.
E' emersa addirittura la casetta che non si vedeva da diverso tempo. I posti pescabili sono ridottissimi perchè a riva ci sono solo "sabbie mobili" (si fa per dire).
.
.
Passa il tempo e nulla ... nemmeno un' alborella ... nulla di nulla ... ma in compenso c' è una atmosfera a metà tra il bucolico e l' agro - pastorale.
.
.
Comincia a far caldo. Cambio tenuta (più leggera) e ... ancora niente. In acqua non c' è segno di vita, al contrario del mio portaesche che è "tutto un brulicare di vita" per il mezzo chilo di bigattini in esso contenuto.
.

.
Sono ormai le 10,00 e fa ancora più caldo; la giornata è bellissima e ... ancora niente ...
.
.
... aspetto ancora ...
.
.
... ancora ...
.
.
... ma alle 11,30 decido di andare via.
E' vero che l' importante è esserci, ma alla fine il desiderio di qualche abboccata è pure legittimo.
.
.
Mai successa una cosa del genere al Locone: è la prima volta.
Il motivo? Non penso la scarsità di acqua, anzi i pesci dovrebbero essere ancora più concentrati ... quale allora la causa?
Gli altri anni di questi tempi ho fatto stragi davvero di persici reali a legering, proprio dove ho pescato oggi, ed anche col mal tempo ... forse perchè non ho mai pescato di venerdì 17?
Mi rifiuto di credere che sia questa la causa ... non è possibile ... però una prova del nove voglio farla venerdì prossimo, ma dal lato opposto dove fino a luglio anche il mio Anatoli ha preso un sacco di pesci.
.
* Testo e foto di Franco Stanzione

mercoledì 15 ottobre 2008

Le mie prime uscite sul fiume Ofanto negli anni '70 - '80

Sono andato a pescare per la prima volta nel 1969, al mare, esattamente sul porto di Molfetta, di fronte al cosiddetto "frigorifero".
Sarà questo l' argomento di un racconto che pubblicherò in seguito, purtroppo senza foto, perchè all' epoca (avevo 14 anni) non disponevo ancora di macchina fotografica; questa volta però voglio parlare delle prime volte che sono andato a pescare nelle acque dolci della mia zona.
.
La mia prima uscita fu il 3 agosto 1977, anno in cui ho fatto la prima licenza di pesca nelle acque interne (32 anni fa, ormai).
Fu già una vera e propria impresa riuscire a fare la licenza in quanto, essendo la Puglia scarsa di acque interne, all' epoca non conoscevo nessun pescatore d' acqua dolce (in realtà a Molfetta non ce n' era nemmeno uno) e nessuno sapeva dirmi dove si poteva fare quel documento.
Senza tema di smentite posso dire di essere stato io il primo, a Molfetta, ad andare a pescare in un fiume o in un lago, ed infatti quando portavo i pesci a casa, nessuno sapeva di che si trattasse.
La prima volta, affidandomi alle cartine, approdai sull' Ofanto esattamente sotto il ponte della ferrovia tra Barletta e Margherita di Savoia.
Premetto che anche allora, come adesso, ero assolutamente solo. Solo in seguito conobbi un altro pescatore coetaneo che in virtù della comune passione, diventò una specie di altra fidanzata.
Lasciata la statale 16, prima del ponte sull' Ofanto direzione Margherita di Savoia, girai a sinistra ed imboccai la strada per Canne della Battaglia. Mi introdussi subito su una stradina sterrata sulla destra e mi ritrovai nel bel mezzo di un campo di zingari che per fortuna alle 5,00 del mattino dormivano.
Mi feci coraggio, lo attraversai con la mia vecchia Simca 1000 GLS e mi ritrovai sull' argine del fiume, esattamente vicino ai binari della ferrovia, dove c' era un vecchio casello abbandonato che si può vedere nella foto qui sotto, scattata all' alba del 16 settembre 1979, qualche anno dopo.



Scesi giù al fiume, nel punto esattamente corrispondente a questa foto scattata il 10 ottobre 1979; solo che quel 3 agosto 1977, causa la siccità, l' acqua era immobile. Addirittura in alcuni tratti il fiume era in secca.
.


Avevo con me una vecchia canna fissa della LERC da 5 metri e come lenza montavo uno 0,16 con terminale dello 0,12 di una marca che ora non esiste più e che non ricordo nemmeno. Nessuna piombatura perchè pescavo con un amo dorato MUSTAD del 12 innescato con un chicco di granturco, che faceva peso ad un galleggiante di penna d' istrice, tarato appunto da quel chicco.

Non avevo manco idea di che pesci ci fossero; avevo solo letto sulla rivista PESCARE (allora di tutto rispetto e su cui non scrivevano ancora alcuni "gigioni") che bisognava avvicinarsi all' acqua senza fare rumori. Per questo mi ero acquattato dietro un masso e da lì lanciai l' esca sotto alcuni rami. Passano una decina di minuti e ... niente.

In compenso l' ambiente era bellissimo. Le rondini scendevano in picchiata sull' acqua a mangiare gli insetti caduti, si vedevano e si sentivano le gallinelle d' acqua e c' erano tanti martin pescatore.

Ad un tratto sentii alcuni rumori che mi spaventarono e pensai subito agli zingari che, solo come ero, avrebbero potuto fare di me quello che volevano: sembravano schiaffoni.

Sento il primo, il secondo, il terzo ... al quarto cosa ti vedo? Un grosso pesce arancione (una carpa) che saltava fuori dall' acqua.
Scoprii che comunque i pesci ci stavano; e a confermarlo contribuì il primo movimento della penna d' istrice che cominciò a camminare sull' acqua, fino a scomparire.
Ferrai d' istinto e subito cominciò una lotta che mi fece davvero sudare, non sapendo nemmeno con cosa avevo a che fare: era una bella carpa di un chilo e mezzo che finì dopo qualche minuto nel guadino.
Quella mattina presi una decina di carpe sul chilo e mezzo che, portate a Molfetta, finirono tutte sulla tavola dei miei nonni e dei loro vicini di casa.
Da quel giorno in poi, cominciai a disertare il mare per dedicarmi quasi completamente alle acque dolci che mi regalarono in quegli anni tante soddisfazioni.
In particolare frequentavo il fiume Ofanto che chiamavo affettuosamente "old my river", prendendo in prestito le parole da Ernest Hemingway, soprattutto tra il ponte della ferrovia di cui ho già detto e quello della statale 16, verso la foce.

Qui sotto, per esempio, sono a spinning a cavedani nell' agosto 1980. Se ne prendevano anche 100 o 120 al giorno (tutti sempre mangiati e mai buttati).
.


Un altro hot spot era il tratto sotto Canne della Battaglia, nelle foto seguenti, scattate sempre neli' agosto del 1980.
.


Certo le foto non sono delle migliori e, causa il costo dello sviluppo di quelle a colori, non se ne facevano mai più di un paio.
Le macchine fotografiche usate erano di diversi amici, non pescatori, che non credendo fosse vero che andavo a pescare nelle acque dolci, venivano insieme per verificare che i pesci portati a Molfetta fossero veramente pescati da me.

Insomma quella della pesca sull' Ofanto diventò un' altra delle mie ossessioni piscatorie ed è andata avanti per anni, fino a poco dopo il periodo in cui furono scattate queste foto, nel 1985.
.



Poi il fiume, sempre più martoriato nel suo alveo e sulle sue rive, dai contadini che piantavano vigneti abusivamente dappertutto in area demaniale, cominciò a riempirsi dei maledetti pesci gatto ed i cavedani sparirono completamente.
Io intanto, essendo stato contagiato anche dalla malattia della pesca alla trota, mi dedicai ai fiumi della Basilicata, in particolare a quelli della Val d' Agri e cominciai a disertare l' Ofanto dove, ma giusto per un fatto affettivo, ci ritorno non più di un paio di volte l' anno, riportando sempre delusioni e amarezza nel vederne lo stato di assoluto degrado.

Mi risulta che qualcuno ci va ancora, ma sicuramente è gente con scarsa esperienza nella pesca e che non ha la minima idea di quanto grande sia stato quel fiume nel recente passato; vadano a pescarci, ma non ricaveranno che pesci gatto, carassietti e, raramente, qualche carpetta. I bei cavedani di un tempo sono ormai solo un fatto storico.
.
* Testo e foto di Franco Stanzione.

martedì 14 ottobre 2008

Sempre a cefali sul porto di Molfetta Agosto 1974

La pesca dei cefali era come una malattia.
.


Se capitava la giornata in cui le "mangiate a campanello" erano a ripetizione, la sera, appena con la testa sul cuscino e gli occhi chiusi, vedevo ancora il "pistillo" che tremava segnalando la mangiata del cefalo.
Diceva don Beppe, il mio Maestro, che la malattia della pesca con l' ancoretta passa tre giorni dopo che si muore.
Tutt' ora, che faccio questa pesca molto raramente, devo dire che mi affascina sempre ed è sicuramente la tecnica che preferisco.
Che sia discutibile o meno, o che scandalizzi qualche pseudo ambientalista o qualche ragazzaccio delle mie parti che ritiene di detenere "il Verbo" in fatto di pesca (lo venga a dire a me ... se ne ha il pudore), penso che da ora in poi ritornerò a questa tecnica sempre più spesso.
Si pesca per divertimento e di conseguenza si fa il tipo di pesca che diverte di più ... o no?
E poi, d' altro canto, la pesca del cefalo è sempre stata ritenuta la pesca dei vecchietti; ci siamo quasi ... e allora perchè non riprenderla a pieno ritmo?
.
Intanto le foto di questo reportage si riferiscono all' agosto 1974.
Stavo per frequentare il primo anno di Medicina, che poi lasciai per Farmacia, e non sapevo ancora quanto la pesca avrebbe influito negativamente sui miei studi universitari.
Infatti nel 1977 si abbattè su di me (e sulla mia famiglia) una nuova malattia: la passione per le gare di pesca.
Non aggiungo altro perchè lo si può immaginare.
.









* Testo e foto di Franco Stanzione.

lunedì 13 ottobre 2008

Una pescata a cefali sul porto di Molfetta, della serie "come eravamo" - Settembre 1971

Il seguente reportage fotografico mi ritrae per la prima volta nella mia vita, in veste di pescatore.
Era il lontano settembre 1971 e di lì a poco si sarebbero riaperte le scuole ed io avrei frequentato la terza classe del Liceo Scientifico.
Erano le ultime pescate che allora mi era consentito fare, dopo un' estate (da metà giugno al 30 settembre) trascorsa ogni, dico ogni giorno a pescare a cefali nel porto di Molfetta.
Meta preferita era la cosiddetta "Rotonda" ...


... meta preferita di colui che è stato il mio Maestro di pesca, un anziano signore di quasi allora ottanta anni che aveva la malattia della pesca nel sangue, sin da quando era anche lui un giovanotto.
Trattasi di don Beppe Tattoli il quale, quando era titolare di un pastificio a Molfetta, passava più tempo a pescare che a badare all' azienda (un po' come faccio io con la mia farmacia).



Allora la Rotonda era un posto molto pescoso per quanto riguarda i cefali, che venivano pescati con una tecnica particolare che continuavano a praticare ancora in pochi, e tra questi anche "mastro Antonio" il barbiere, che si vede in piedi nella foto sottostante (altro vero galantuomo).


Si pescava infatti con canne di bambù che, paragonate come peso a quelle attuali, erano davvero pesanti.
In genere erano fatte di tre pezzi: una base di bambù piuttosto spesso come diametro (chiamata "troncone"), una parte centrale molto più corta, fatta di canna nostrana, più leggera (chiamata "il mezzo") ed una cima di bambù "mascolino", cioè con gli elementi, tra un nodo e l' altro, molto corti che rendevano il tutto più rigido (chiamata "il puntale").
Queste canne erano lunghe in genere da 5 a 6,5 metri ... alcune anche 7 metri, ma iniziavano ad essere ingestibili a quella lunghezza.


La lenza era costituita da un filo del diametro di 0,25 o 0,30 mm. (secondo le prede che potevano esserci) a cui si legava un' ancoretta in genere del n° 2 o 3 ... quindi a tre ami, su cui si metteva una pastella fatta di pane e sarde macinate o pestate sul posto.


..
La lenza veniva legata al cosiddetto "pistillo", fatto di setole di cinghiale, che era attaccato alla punta del cimino di bambù e fungeva da segnalatore di abboccata.
Bisognava dare l' incocciata, quando il "pistillo" si muoveva in maniera tremula, la cosiddetta "mangiata a campanello", segno che il cefalo stava succhiando il pane.
Chiaramente si trattava di una pesca a strappo.
Qui sotto io sono con don Beppe ed il famoso "Vetucc' u' negr' ", alias Vituccio il negro, nomignolo affibbiatogli per tanto che era abbronzato a via di stare a pescare ogni giorno, dalla mattina alla sera.
Era lui il simbolo della pesca sportiva a Molfetta a quell' epoca.
.

La pesca del cefalo con l' ancoretta aveva un fascino particolare ed è stata per me una grande malattia per anni, dal 1970 al 1977, quando mi iscrissi per la prima volta alla F.I.P.S. ed iniziai a fare le gare.



In quegli anni io andavo a pescare ogni giorno, durante le vacanze scolastiche.
Addirittura manco andavo a pranzo per non perdere il posto e, verso le 14,30 mi veniva a sostituire per una mezzoretta (il tempo di andare a mangiare a casa di mia nonna che abitava vicino al porto) il mio amico Roberto, a destra nella foto sottostante, attualmente impiegato presso la mia farmacia.

... tempi bellissimi ...

* Testo e foto di Franco Stanzione.

sabato 27 settembre 2008

Una giornata di pesca mai iniziata

Queste immagini le inserisco tra i reports di pesca in quanto fanno parte di una giornata che avevo deciso di dedicare, dopo molto tempo, alla pesca ... andata naturalmente in fumo a causa della ennesima pioggia che si sta abbattendo su Molfetta in questi giorni.
Infatti avevo deciso di andare al mare, proprio sotto casa mia, ma purtroppo ecco come appariva dalla finestra della mia cucina, alle ore 7.00, il posto dove avrei dovuto andare a pescare !!!
.


* Testo e foto di Franco Stanzione.

lunedì 28 luglio 2008

La mia opinione su ...

LA RIVISTA PIANETA ACQUA - 2^ parte

Nei giorni scorsi mi è giunta per posta, a casa, ancora una volta la inutilissima rivista federale della F.I.P.S.A.S. "Pianeta Acqua".
Il bello è che me ne arrivano due alla volta: una per me e l' altra per il Pesca Club Molfetta di cui sono presidente e ... naturalmente, coerentemente col proverbio "il buon giorno si vede dal mattino", sulla rivista che dovrebbe essere dedicata ai pescatori, c' è un fondoschiena femminile con tanto di pinne in una mano (ma che c ... o c' entra con la pesca?).
...... Transeat .....!!!!



Ma intanto apro la ... rivista e subito vedo un articolo su tiro al bersaglio subacqueo ...



... in cui si legge anche, come al solito, dello stramaledetto rugby subacqueo.


Vado avanti e vedo la pubblicità sulla pesca d' altura al marlin, addirittura a Capo Verde, cioè esattamente dove quasi il 95% dei pescatori non potrebbe mai andare per motivi economici.



Vado avanti e .... te pareva? ... eccolo lui ... il nuoto pinnato (che tutti i pescatori si fanno prima di ogni pescata ... no?).




Poi ancora didattica sub ...


... Subacquea nei laghi, che io vieterei ...



... e (incredibile !!!!!) ... udite, udite ... piscine in piazza Duomo a Milano e ... noooooo, non è possibile .... un articolo sulle prove di salvataggio dei cani bagnini.


Dulcis in fundo, ciliegina sulla torta, in ultima di copertina, un' altra pubblicità sulla didattica sub.


Praticamente, fatti salvi alcuni inutili articoli di scarso interesse generale per i pescasportivi, una rivista rivolta ai comuni pescatori tratta quasi esclusivamente di subacquea e nuoto pinnato, che costituiscono sì e no un 1% dell' interesse degli iscritti F.I.P.S.A.S.
Mi chiedo: ma si buttano così tanti soldi per una rivista inutile che viene letta da pochissimi (tutti i miei interpellati la aprono, la "vedono" senza leggerla e la archiviano nel cestino della spazzatura ... spero differenziata, almeno).
Quei soldi (nostri) non si possono spendere per i ripopolamenti o le bonifiche di alcune acque, anche una all' anno?

* Testo di Franco Stanzione.
* Foto tratte da Pianeta Acqua.