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Franco Stanzione

Se vuoi conoscere la mia opinione sulla pesca, leggi la

- - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - INTERVISTA CON L' ASSASSINO

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - a cura di Elisabetta Pansini


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mercoledì 5 febbraio 2014

Pesca in Puglia col farmacista

Qualche giorno fa il mio amico Walter Scandaluzzi, pescatore di Biella ma novarese e amante di quelle acque, meglio noto nel web alieutico come Walter il Cavedano, mi ha chiesto di rilasciare una intervista per il suo blog PESCA E PESCA.
Essendo Walter un pescatore purosangue di quelli di una volta, e non come tanti ragazzacci di mia conoscenza che vanno a pesca solo per esibirsi o per millantare credito di se come grandi maestri sul web, non ho potuto non acconsentire.
Il testo dell'intervista, dal titolo Pesca in Puglia col farmacista ed ovviamente visibile sul blog di Walter PESCA E PESCA, corredato anche da foto di repertorio che mi riguardano, è il seguente. 

Siamo con Franco Stanzione nato a Molfetta (BA) il 18 novembre 1955 e residente a Molfetta. 
Titolare di una rinomata farmacia a Bari, è stato anche lo storico priore di una confraternita della sua città.
- Dicci qualcosa di questo e del significato della cosa nella tua città e credo in molte parti del sud Italia. 

Ti riferisci a cosa? All’essere stato priore? Non penso che sia un argomento che possa interessare a qualcuno in questa sede … fa parte di una delle cose a cui tengo di più nella mia vita, fin da quando sono nato, in quanto facente parte della identità della mia città … parliamo di pesca, piuttosto. 

Lo conobbi online in un forum oltre 10 anni fa. Ci volle un bel po’ prima di capirci a vicenda e stimarci ma ci siamo riusciti. 
E’ un blogger come me e il suo blog è http://unavitaperlapesca.blogspot.it dove trovate una intervista a lui al link http://unavitaperlapesca.blogspot.it/2010/07/intervista-con-l-assassino.html da cui potete desumere molto del personaggio in questione e di cui condivido la filosofia che il No Kill deve essere una scelta individuale e non una imposizione psicologica e che il pescatore deve solo attenersi alle leggi e ha il diritto di non aver rotto i cocones ogni volta che mette ONLINE UNA FOTO DI UN PESCE MORTO.
Anche dato e considerato che il pesce è sempre stato un alimento per la razza umana e non solo……ditelo a cormorani o ai siluri di fare il No Kill …
- Franco dove eserciti la pesca in acqua dolce? So che fai un mucchio di km anche. 

Premesso che la mia scelta di andare a pesca nelle acque interne, anche due volte alla settimana, è motivata dalla necessità di non avere gente tra i piedi (non posso dire tra altro …), per cui frequento posti in cui a volte, nel raggio di diversi chilometri sono completamente solo … 
La maggior parte delle volte pesco sui laghi più vicini a Molfetta (circa 70 km) che sono il Locone e il Basentello, ma abbastanza spesso mi spingo anche oltre, facendo anche 450 km alla volta, tra andata e ritorno. La Puglia, a parte i già menzionati laghi Locone e Basentello ed il fiume Ofanto, semidistrutto dalla incuria e dalla inciviltà umana, non ha altre acque interne, per cui devo necessariamente emigrare nelle acque interne delle regioni limitrofe: Basilicata (che adoro), Campania e Molise. 
Diciamo pure che se voglio pescare al colpo (canna fissa, inglese e roubasienne) non ho bisogno di andare oltre il Locone ed il Basentello (molto pescosi, almeno fino a quando lo permetteranno i rumeni), mentre se ho voglia di pescare a spinning i miei fiumi di elezione sono il Basento, l’Agri e il Sinni in Basilicata. 
Se poi voglio pescare a trote, indiscutibilmente vado nella mia seconda patria, cioè nell’alta Valle dell’Agri. 
Ultimamente ho invece scoperto un posticino davvero bello ed interessante a Greci (AV), il lago Iliade, un laghetto naturale di origine vulcanica ad 850 metri di altezza, immerso tra i monti irpini, dove è consentita la pesca alla carpa (e che carpe!) in estate e alla trota nel periodo più freddo. 

- Parla un po’ delle acque pugliesi e poi delle altre. Quale è l’acqua a te più cara? 

Io parlerei di zona più che di acqua. Mi riferisco all’Alta Valle dell’Agri, dove vado molto spesso a pesca di trote e dove vi sono alcuni corsi d’acqua a cui sono molto legato affettivamente, a motivo di ricordi di gioventù e per le amicizie che ho instaurato con la gente di quei posti, in particolare a Moliterno. Pensa che quando mi sono laureato ho fatto una tesi sull’uso in passato delle piante medicinali di quella zona, un lavoro di grande valenza storica e scientifica, che mi ha permesso (a spese di mio padre, allora) di rimanere in quei luoghi per diverso tempo … anche a pescare. 
Le acque in questione sono quindi i fiumi Agri e Maglia e il torrente Sciaura … che fra i tre è quello che prediligo. 

- E’ insolito che un pescatore che abita vicino al mare frequenti di più le acque interne. Come mai? 

Mi pare di averlo accennato all’inizio di questa intervista il motivo di questa scelta: la ricerca di un momento in cui stare completamente da solo. Non a caso vado a pescare prevalentemente durante la settimana (venerdì e sabato) e quasi mai di domenica. Non mi piace nemmeno la compagnia di altri, anche se amici, a parte comunque pochissimi, tra i quali un carissimo amico di Palazzo San Gervasio, persona squisitissima e garbata … chissà perchè lucano e non pugliese o molfettese. 

- Sei stato un garista; Cosa ne pensi della FIPSAS? (di’ le cose in modo e maniera piccante ma senza esagerare … confido in te) 

Sono stato garista, anzi un accanito garista, sia al mare (canna da riva e qualche volta surfcasting) che nelle acque interne (colpo e trota lago), sempre con buoni risultati a livello locale (sempre tra i primi tre di settore). Diversamente è andata quando per dieci anni consecutivi mi sono qualificato alla prima prova del Campionato Italiano al Colpo (Ostellato e Cavo Lama) … ma lì parliamo di livelli proibitivi per i garisti del sud. Ho smesso per sempre con le gare quando nel 2004 ho raggiunto l’obiettivo massimo che mi ero prefisso: superare la prima prova ed accedere alla seconda. 
La F.I.P.S.? … tu mi chiedi della F.I.P.S.? Non la chiamo F.I.P.S.A.S. perché io sono un pescatore e delle attività sub e del nuoto pinnato non può “fregarmene de meno” … Pur essendo il presidente da oltre vent’anni del Pesca Club Molfetta, società affiliata alla Sezione Provinciale di Bari, della F.I.P.S. a livello nazionale non ho una buona considerazione, perché la ritengo una federazione che ha ormai fallito completamente nei suoi obiettivi originari che dovevano essere la tutela e l’incremento del patrimonio ittico nazionale ed il miglioramento dell’ambiente naturale. 
In che modo questi obiettivi vengono perseguiti? Organizzando solo gare? Immettendo nella federazione robaccia tipo il nuoto pinnato in cui vedo “menate” del tipo “rugby subacqueo”, e di ciò se ne parla anche nelle riviste ufficiali che dovrebbero essere rivolte solo ai pescatori? Non vado oltre perché se dovessi esprimere poi cosa penso di altro rischierei una querela. 

- Ho la sensazione che le acque del Sud siano molto poche ma di buon livello ambientale e in grado di regalare catture di pesce autoctono pregevoli. Sensazione sbagliata? Se sì quali sono le acque migliori per te sotto questo punto di vista? Il tuo spot preferito? 

Dici bene quando esprimi la sensazione che le acque del sud siano poche (anche se bisogna cercarle e cercandole si trovano) e che il pesce è autoctono … e grazie, non si fanno ripopolamenti, tranne che in Basilicata con misere quantità di trotelle immesse tra l’altro in maniera e tempi sbagliati, perché lì la cosa è gestita più da incompetenti che da addetti ai lavori, quali i pescatori, che sono quelli che vivono le problematiche ambientali e della pesca sul campo e non con il sedere appiccicato ad una poltrona di un ufficio della provincia o della regione. 
Quanto alla mancanza di degrado ti sbagli, perché invece, a fronte di una bassa pressione piscatoria (i pescatori sono davvero pochi … forse sono più i rumeni e i cinesi) le acque sono poco curate dal punto di vista del rispetto dell’ambiente, perché scarichi fognari e industriali a parte, la gente del sud riversa in esse gli stessi rifiuti che abbandona per strada. 
Dicono di Napoli, ma provate a venire in Puglia e vedete cosa c’è ai bordi delle strade, statali e provinciali … un vero e proprio schifo, che non c’è invece in regioni civilissime tipo le Marche, in cui ci ho abitato diversi anni per motivi universitari. 
I miei spot preferiti sono comunque le acque correnti, più che le acque ferme. Qui mi piace molto pescare a spinning. 

- La tua cattura più grossa? Quella che ritieni più insolita e quella più gratificante? 

Non ho mai mirato alla cattura grossa, quanto alla quantità e alla tecnica … non mi piace stare ore ed ore in attesa della cattura da trofeo, preferisco “essere in azione” più che attendere. Pertanto più che di catture gratificanti, parlerei di giornate gratificanti, che sono senza dubbio quelle passate pescando a trote, anche perché sono quelle più rare, considerati i chilometri che devo macinare per raggiungere i corsi d’acqua idonei a questa pesca. 

- Dicono che la tua attrezzatura sia più vasta di 10 negozi di pesca….è vero? 

Diciamo di sì, per il semplice motivo che pratico tutti i tipi di pesca, sia al mare che nelle acque interne. Ho circa 500 canne e una ottantina di mulinelli. Ultimamente poi sono stato contagiato dal fascino di una disciplina di pesca di origine giapponese, tipo a mosca, che si chiama “Tenkara”, per la quale mi sono attrezzato acquistando un certo numero di canne direttamente dal Giappone. E’ praticamente la pesca che si vede fare a Sampey nei famosi cartoni. 

- Cosa ne pensi degli scrittori di pesca compreso me? 


Non ti considero uno scrittore di pesca ma un malato della pesca a cui piace scrivere di pesca, altrimenti con te nemmeno ci parlerei; quanto agli altri … devo proprio dirlo? 
Dal 1976 al 2005 ho acquistato mensilmente quasi tutte le riviste del settore. Quando mi sono reso conto della differenza tra quello che proponeva un tempo gente del calibro di Mario Altertarelli, Alberto Marchi, Giandomenico Bocchi ed altri di quella generazione, e quello che “propinano” (sì … “propinano” è il termine esatto) attualmente i pennivendoli mercenari della pesca sportiva odierna che io chiamo “pesca di plastica”; quando ho preso coscienza che ormai le riviste di pesca erano diventate inutili ai fini didattici (strapiene di pubblicità e di articoli demenziali che vedevano protagonisti calciatori e gente dello spettacolo televisivo messi lì solo per fini di lucro) e che ormai le leggevo solo seduto di prima mattina sul “water”, prima di andare a lavorare … beh, da allora in poi ho chiuso con le riviste di pesca. La gran parte di questi pennivendoli non è nemmeno giornalista, ma gente che non volendo o non sapendo fare altro nella vita, si è inventato di fare lo “scriba” di articoli sulla pesca sportiva, oltretutto redatti in un italiano che mi limito a definire tra i meno corretti. 
Non vado oltre, caro vecchio Cavedano, ti ringrazio per la tua attenzione nei miei confronti. 

* Intervista a cura di Walter Scandaluzzi, tratta dal blog PESCA E PESCA.

martedì 20 marzo 2012

La mia opinione su ...

... un accessorio veramente ... utile

Ovviamente, a scanso di equivoci, scherzavo quando nel titolo del post ho definito l'oggetto in questione "utile" ... anzi ...
Questa sera stavo facendo un giretto sul web tra i siti di pesca a mosca, dal momento che ho intenzione di dedicarmi a questo tipo di pesca, oltre che alla camolera, nella imminente buona stagione, quando su un catalogo mi imbatto nell' aggeggio della foto sottostante.



Trattasi ... udite, udite ... di un contapesci per catch & release che memorizza fino a ... udite, udite ancora ... 99 pesci.
1) Ma come si fa ad essere così imbecilli da acquistare un affare simile? Ma veramente che per memorizzare i pesci pescati e liberati si deve ricorrere a questa roba qui, che è ridicolo solo a pensarlo?
2) E poi ... proprio perchè l'oggetto è rivolto ai pescatori a mosca ... insomma, signori miei, ditemi un po' ... ma dove è possibile in Italia arrivare a pescare a mosca, e non solo, più di una decina di trote? (Oddio, può capitare, ma sono casi rarissimi ...) ... e c'è bisogno del contapesci per ricordare? ... E se anche ne sfuggisse uno alla conta, che succederebbe?
Insomma, proporre agli acquirenti un "coso" del genere significa che veramente i costruttori di articoli da pesca hanno preso i pescatori per allocchi ... e che comunque tali allocchi esistono veramente ...
Scusatemi ... ma mi sa tanto che nella "pesca di plastica" non vi siano più limiti ... e in questo caso pù che mai siamo in ambito "pesca di palstica" che di più non si può!!!


* Testo a cura di Franco Stanzione.
* Foto tratta dal web.

giovedì 27 gennaio 2011

Fiere di pesca? ... no grazie!

La mia opinione su ...

LE FIERE DI PESCA
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A distanza di due anni, ripubblico una mia considerazione su quelle che ritengo una inutile e vuota occasione di incontro tra gente che della vera pesca sportiva ha capito molto poco.
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I primi mesi di ogni anno, prima che inizi la stagione della pesca ufficiale, quella vera praticata in solitudine dalla stragrande maggioranza dei pescatori comuni su fiumi, laghi, torrenti e spiagge d' Italia, sono ormai consacrati ad alcuni rituali che definisco semplicemente ... banali e mirati solo a spillare soldi a chi potrebbe benissimo praticare questo sport col minimo investimento.
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Sto parlando naturalmente delle Fiere di Pesca.
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Il fatto che si svolgano nella stagione fredda inducono folle gioiose e gaudenti di cosiddetti "pescatori di plastica"
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ad andare a trascorrere, in realtà, un giorno diverso in uno di quei padiglioni puzzolenti di boiles da carpisti ed aromi vari che impestano l' aria dovunque si vada.
Il vero pescatore invece, anche se in inverno e col freddo, non rinuncia ad una domenica di pesca, per andare a virtualizzare in questi posti la sua passione.
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Diciamo pure che il frequentatore tipo di uno di questi meetings è quasi sempre uno di quegli esaltati che aderiscono ai vari Clubs di Pesca Specifica che ormai hanno invaso il web, allo scopo principale di vedere materializzate dal vero certe facce viste solo attraverso il monitor di un computer.
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Mi risulta che molti si sobbarcano a viaggi di centinaia di chilometri solo per incontrare alcuni "volti" che, per un effetto di distorsione di immagine dovuta al monitor, vedendoli con il pc sembrano quasi dei "bambolotti".
Ci vanno con tutta probabilità proprio per verificare questo o addirittura se certi personaggi esistono davvero.
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Io ho visto in vita mia, ma per caso e per un mio personale motivo, una di queste fiere e mi sono reso conto che il mondo della pesca sportiva non alberga in quei luoghi.
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Infatti se lo sport della pesca è fatto di solitudine, di riflessione, di rapporto a tu per tu con l' acqua ed i pesci, in quegli ambienti vedi solo esaltati che parlano entusiasticamente esclusivamente dei materiali e non del fine ultimo cui essi sono destinati ... o dovrebbero.
Ci sono possibilità di apprendere qualcosa di utile per il proprio personale esercizio della pesca sportiva?
No ... affatto ... in agguato ci sono persone preposte ad accalappiare i più gonzi per indurli, con i loro consigli, ad acquistare questo o quello ... che poi non gli servirà mai.
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Tra gli stands infatti, si aggirano con fare da bravi papà sempre disponibili a consigliare i figli, alcuni guru della pesca di plastica italica, pronti a fidelizzare le loro vittime con una pacca sulla spalla o regalandogli un cappellino sponsorizzato ... che pena.
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Poi ci sono quelli che, spacciandosi per esperti in questa o quell' altra disciplina di pesca, gratificano quanti li hanno visti sino ad allora solo sulle riviste di pesca, con battute o inutili quanto scontati consigli tecnici.
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Vi sono poi stands in cui si cerca di accalappiare i più beccaccioni ad andare a pescare all' estero, come se in Italia non ci fossero più altri posti in cui pescare.
Io personalmente non mi sono mai sognato di andare a pescare fuori d' Italia.
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In alcune di queste Fiere di Pesca vi sono stands di motori e accessori per la nautica, strettamente collegati con il settore della nautica specializzata.
Poi c'è l'equipaggiamento: tutto lo scibile possibile con la presenza delle migliori marche nazionali e internazionali.
Insomma tutti articoli che al cosiddetto pescatore comune e a quello della domenica non interessano.
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Infine ci può anche essere il virtual, e questo settore non sfugge alle possibilità messe a disposizione degli appassionati dall'evoluzione informatica: dai siti alle web tv, dai simulatori tridimensionali ai semplici giochi video.
Ovviamente anche queste cose sono in netto contrasto con quella che è la pesca vera, fatta di mani congelate e volti cotti dal sole.
Sono in genere immancabilmente presenti le riviste italiane di pesca sportiva, responsabili più di altri della involuzione mentale dei pescatori che ormai, quando vanno a pesca, anzichè rilassarsi, sembra quasi che debbano andare a lavorare, trasportando quintali di roba al seguito, acquistata naturalmente grazie alle chimere vendute dagli imbonitori della pesca di plastica.
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Ed è pertanto in virtù di tutte le mie considerazioni fin qui espresse, che io dico a me stesso e a chi mi leggerà attraverso questo blog:
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* Testo di Franco Stanzione
* Foto tratte dal web.

domenica 9 gennaio 2011

La mia opinione su ...

Il censimento dei pescatori in mare
... ovvero l' ultimo "flop" che potrebbe avvantaggiare la F.I.P.S.A.S.

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Durante le festività natalizie appena trascorse, alcuni miei soci del Pesca Club Molfetta mi avevano detto di aver sentito in giro che da ora in poi, per poter pescare in mare, bisognerà fare una comunicazione gratuita alla Capitaneria di Porto.
Lì per lì ho pensato ad una delle tante "bufale" che circolano negli ambienti dei pescatori sportivi ma, avendo per curiosità approfondito l' argomento, ho scoperto che quella che ritenevo una "menata" natalizia corrisponde a verità.
Infatti è stato varato un Decreto Ministeriale delle Politiche Agricole in base al quale chiunque, adulto o bambino, che voglia pescare in mare con la canna e/o con la fiocina, deve obbligatoriamente registrarsi, anche se va a mare una sola volta o una volta ogni tanto.
Riporto quanto riportato da un quotidiano online:
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Non si tratta di una vera e propria autorizzazione. Almeno per il momento. Ma di una comunicazione obbligatoria. Di sicuro, però, significherà un passaggio burocratico in più, anche soltanto per una giornata trascorsa in barca con la canna in mano. Si tratta della comunicazione che il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ha previsto nell’ambito del decreto dello scorso 6 dicembre. Una decisione che sta facendo discutere molto. Con questo decreto l’Italia si adegua alle normative europee sul monitoraggio del prelievo di pesce dai nostri mari. Un primo step verso, probabilmente, norme più dettagliate, finalizzato a capire l’ impatto della pesca sportiva sulla popolazione ittica.
Il ministero vuole “contare” i pescatori sportivi e ricreativi. E per farlo chiede a tutti di registrarsi, pena l’impossibilità di pescare e l’obbligo di adeguarsi (in caso di controlli che certifichino la mancata comunicazione) entro 10 giorni. Rispetto al regime sanzionatorio, in caso di inadempienze, il decreto ministeriale è poco chiaro. La linea che sarà adottata da chi effettuerà i controlli, cioè le Capitanerie di Porto, è quella di non elevare multe in attesa che la norma venga chiarita o che vengano adottati ulteriori provvedimenti da parte del governo. È chiaro però che la strada intrapresa sembra andare verso la predisposizione di regole simili a quelle già in vigore per chi va a caccia o chi raccoglie funghi. Dunque non è escluso che spuntino le sanzioni e la comunicazione si trasformi in un’autorizzazione vera e propria, magari a pagamento. Per il momento limitiamoci a quanto prevede il decreto di dicembre.
I tempi. Per mettersi in regola c’è tempo fino a marzo, quando il decreto entrerà ufficialmente in vigore. La comunicazione sarà valida per 3 anni.
Chi deve farla. Tutti i pescatori sportivi devono riempire i moduli della comunicazione (che si può trasmettere via Internet al ministero o di persona agli uffici delle Capitanerie), anche chi pratica questa attività sporadicamente (fosse pure una volta all’anno).
Non ci sono limiti di età. Anche i bambini devono esserne in possesso. La comunicazione è individuale e dovrà essere portata con sé da ciascun pescatore. Per fare un esempio se un amico ci invita a uscire in barca per pescare dobbiamo esserne in possesso anche se fosse la prima volta che prendiamo una canna in mano.
Cosa comunicare. La comunicazione riguarda ogni tipo di attività di pesca: da riva, subacquea, con la barca. E ogni tecnica consentita: lenza, canna, natelli, nassa, fucile e così via. Dovrà essere vidimata dalla Capitaneria o accompagnata dalla ricevuta del ministero (se la comunicazione è fratta tramite Internet). Il documento indica le generalità della persona, l’area (cioè la Regione) dove si è soliti pescare, il tipo di pesca praticata, l’indicazione (per i proprietari di imbarcazioni) dell’unità da diporto utilizzata e l’eventuale iscrizione ad associazioni di pescatori.
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Ed è proprio quest' ultima parte (associazioni di pescatori) che mi ha fatto venire il sospetto che dietro questa iniziativa possa esserci l' opera occulta della solita F.I.P.S.A.S. che una ne pensa e cento ne fa ... infatti andando in giro sempre per il web ho appreso, su spazi ad essa asserviti, che i vertici della Federazione hanno visto con favore tale iniziativa.
Ovviamente questo significa che se questa specie di censimento non porterà all' obbligo della licenza di pesca in mare, la F.I.P.S.A.S. quanto meno nutrirebbe la speranza che per poter esercitare la pesca in acque salate potrebbe occorrere la iscrizione ad una associazione di pesca sportiva ... ma guarda un po'!!!
Il mio pensiero al riguardo lo ho già espresso varie volte: la F.I.P.S.A.S. persegue solo lo scopo di mantenere in piedi se stessa ed un eventuale obbligo di essere iscritti ad una Associazione per poter esercitare la pesca in mare non farebbe altro che portare altra liquidità nelle sue casse.
Ciò potrebbe essere un vantaggio per i pescatori ... i soldi dei pescatori gestiti dagli stessi pescatori ... ma cosa ha fatto sino ad ora la F.I.P.S.A.S. per i pescatori?
La risposta? ... NULLA ... ormai la F.I.P.S.A.S. serve solo per l' agonismo e basta.
... Ma l' agonismo non è la pesca per il 90% dei pescatori italiani.
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Ad ogni buon conto, per chi voglia saperne di più, fornisco:
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... e che non si avveri mai quanto da me sospettato!
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Chi vuole può esprimere la sua opinione al riguardo nello spazio riservato alle News dal blog "Una vita per la pesca" sul FORUM Il Bar dello Sport.
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* Testo e foto (1985) a cura di Franco Stanzione.

lunedì 4 ottobre 2010

La mia opinione su ...

LA RIVISTA PIANETA ACQUA
3^ parte ... e si spera l' ultima
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Ancora una volta ho ricevuto questa mattina la rivista federale della F.I.P.S.A.S. "Pianeta Acqua", che da sempre avevo sospettato venisse inutilmente a gravare sulle finanze della federazione stessa.
Ne ho avuto la prova evidente da quanto scritto dal presidente sull' editoriale di questo numero.
Inutile, ovviamente, ritornare su quanto da me scritto nei post precedenti circa il mio pensiero sulla utilità di questa rivista.
Chi vuole può fare riferimento ai post del 16 aprile e del 28 luglio 2008.
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Solo ora si sono accorti anche loro che la rivista era un inutile aggravio economico che sarebbe stato poi ulteriormente spalmato sul costo del tesseramento annuale!!! Meglio tardi che mai.

Unico rimpianto: non poter leggere più gli "interessantissimi" articoli sul nuoto pinnato e sul rugby subacqueo, che tanto appassionano i pescatori come il sottoscritto, che la pesca la fanno sul serio e non leggendo le rivistacce di settore o smanettando sui vari beceri forum e siti di pesca online.

... ma ci crede qualcuno a quanto appena da me scritto? (Ovviamente era in chiave ironica, se qualcuno non lo avesse capito).

A me non resta che ringraziare le Autorità competenti per aver contribuito, con l' aumento delle tariffe postali, a dare il colpo di grazia ad una inutilissima rivista che mi irritava ogni volta che la ricevevo, leggendo roba inutile per chi la pesca, ripeto, la pratica assiduamente con la canna, a contatto con la natura e non, ad esempio, nelle piscine a fare nuoto pinnato.

* Testo a cura di Franco Stanzione.

* Foto tratte dalla rivista Acqua n° 2 di settembre 2010.

venerdì 23 luglio 2010

Intervista con ... l' assassino

Questa volta, per la serie LA MIA OPINIONE SU ... riporto la simpatica intervista che ha voluto farmi la signorina Elisabetta Pansini, una mia carissima amica, persona squisita ed intelligente con la quale sono stato subito a mio agio, nonostante la mia doppia età rispetto alla sua (non a caso di professione è psicologa).

E’ da un po’ che sentivo parlare, nell’ambiente dei pescasportivi molfettesi, di un certo tal “Orso Bruno”, sarà per via del suo look, con un corvino, senza rischio canizie, folto onor del mento che lo contraddistingue, sarà per la sua divisa, interamente nera, da Priore di una delle due arciconfraternite di questa città, sarà per questa sua, presunta, mania di andare a pesca in solitudine …
Nonostante la maldicenza e la diceria insistenti, bramavo da lunga pezza incontrarlo, conoscerlo personalmente, scambiarci quattro chiacchiere, in materia alieutica e non solo … e, siccome, mia prerogativa è far parlare anche le pietre, mi sono recata nella sua magione, fingendomi una curiosa neofita della pesca, per intervistarlo e saperne un po’ di più su di lui.
Gentilissimo dr. Stanzione … impera in ogni dove, nel web, questa sua fama, di pescatore solitario, scontroso, fissato, burbero e quant’altro … ma siccome la mia filosofia di vita è “can che abbaia, non morde”, noncurante di codeste voci di corridoio, ho voluto incontrarla. Mi spiega donde nasce questa nomea?!
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Non so da dove nasca quella che tu chiami nomea, né mi interessa chi e perché me la abbia affibbiata.
Dico solo che:

1) Se “pescatore solitario” significa non voler essere vincolato ad orari ed esigenze degli altri quando vado a pescare, allora sono un pescatore solitario.
2) Se “scontroso” significa che amo scegliermi la compagnia e non voglio che me la impongano, allora sono scontroso.
3) Se “fissato” significa che per me la pesca è una delle poche cose che nella vita mi gratificano veramente, allora sono fissato.
4) Se “burbero” significa che mi piace la libertà e non voglio che altri si impongano su di me, soprattutto se parliamo di un hobby quale la pesca … sì, sono burbero.
5) Quanto al “quant’ altro” … dicano e pensino ciò che vogliono di me, perché chi occupa il suo tempo a porsi problemi su come sono fatto io … beh, questo è un problema suo, non mio.

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Incomincio subito con una domanda pretenziosa: che opinione nutre in merito ai suoi “colleghi”, concittadini e non, giovani e meno giovani?! Opinione sia in ambito alieutico che, naturalmente, dal punto di vista umano ...
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Non ho alcuna opinione per ciò che riguarda i miei concittadini che fanno della pesca sportiva il loro hobby preferito; la pesca è una attività individuale e, come tale, ognuno la interpreta come vuole, coerentemente con quell’ idea di massima libertà che a me è molto cara. Quindi ciò che penso è applicabile ai pescatori molfettesi così come a quelli di tutto il mondo.
Noto piuttosto che, pur essendoci uno scarso ricambio generazionale nella pesca, i giovani che vi si avvicinano, lo fanno con un minor senso, se mi può essere passato il termine, di poesia, nel senso che a loro interessa più la tecnica che l’ ambiente mare o fiume; vero è che nel 1969, quando ho iniziato a pescare io, di pesce ce n’ era così tanto che non si badava molto ai tecnicismi, però un po’ più di attenzione a ciò che li circonda, sarebbe per loro più gratificante.
Ultimamente, pur essendo io caratterialmente fuori dalle frequentazioni di queste giovani leve, mi risulta che ci sia anche qualche elemento un po’ fuori dal tempo, che in preda a chissà quale delirio di onnipotenza, si è auto nominato “Messia della pesca sportiva” ed imperversa dappertutto annunciando a destra e a manca il suo “Verbo”, attribuendo alle sue teorie una valenza assoluta. Trattasi chiaramente di gente che non ama lavorare e che sublima nella pesca i suoi fallimenti nella società e … con le donne. Gente “viscida” con cui non mi sono mai sognato, né mi sognerei di avere a che fare.

 
Se dovesse dar un consiglio ai giovani che vede rumoreggiare nei pressi dei luoghi a lei più graditi, cosa direbbe?!

Non so rispondere. Primo, perché nei posti dove vado io non c’ è mai nessuno (non a caso vado a pescare sempre durante la settimana e non la domenica, anche per evitare la vicinanza di comitive del tipo di chiassose "oche giulive" che ultimamente mi risulta abbiano preso a battere gli stessi luoghi da me frequentati;
secondo, perché in vita mia non mi sono mai sognato di dare consigli ad alcuno; io non ne ho mai chiesti … ciò che so fare lo ho imparato con l’ esperienza sul campo.

Lei è padre: se dovesse iniziare, più di quanto non abbia già fatto, il suo figliolo alla pesca sportiva … quali sono i principi ai quali educherebbe suo figlio?!

.L’ amore ed il rispetto per la natura e che la pesca è un modo di concepire la vita, considerando l’ uomo una parte di quella natura, alla stessa stregua di tutte le altre creature, animali e vegetali.
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E, dunque, quali sono gli spot che lei predilige per dedicarsi al suo hobby preferito?! 
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Tutti quei posti poco frequentati o quanto meno dove non conosco nessuno, ma nello specifico i posti dove non c’ è il cemento; infatti a me non piace pescare dalle banchine dei porti, preferisco la spiaggia o la scogliera (parlando del mare). Se dovessi pescare in porto lo farei solo “a cefali”.Comunque da molto tempo, ormai, proprio per poter essere solo con me stesso e immerso nella natura, frequento al novanta per cento le acque interne anzichè le rive del mare, sempre affollatissime.. 

La pesca ed il web: mi parla della percentuale di importanza che lo spazio virtuale, i forum, i blog, rivestono nella realizzazione e nella soddisfazione personale di un pescasportivo?!
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Parlo solo per me, ovviamente … secondo me i forum, i blog … internet in generale, occupano esclusivamente gli spazi vuoti tra una pescata e l’ altra, non potendo dare assolutamente nemmeno la minima parte di ciò che si prova andando a pesca veramente. Quelli che sono dalla mattina alla sera su internet (alieuticamente parlando) sono solo dei frustrati appartenti a quella purtroppo numerosa schiera di pescatori dediti a ciò che io chiamo “pesca di plastica”.. 

Altra nota dolens: che uso fa delle riviste di settore?! Qual è la sua opinione a riguardo?!.



Pur essendo stato a Molfetta uno dei primi (diciamo pure il primo) ad acquistare riviste di pesca (in abbonamento, perché nelle nostre edicole non arrivavano) fin dal lontano 1976, è ormai da cinque anni che non solo non ne acquisto più, ma non le leggo nemmeno. Ultimamente ho portato al macero tutta la collezione di ben quattro riviste, delle quali tre complete dal numero uno … non mi potevano servire nemmeno per riciclarne la carta a scopo … “igienico”.
Queste, negli ultimi anni, hanno subito una caduta verticale nelle vendite, a causa proprio di quella gente che oggi si è fatta divulgatrice di quella pesca da me chiamata di plastica, che nulla ha a che fare con la vera essenza della pesca.
L’ odierno giornalista … oddio … “giornalista” … di pesca, non è più come quelli di una volta tipo Giandomenico Bocchi, grande spinningofilo, o Mario Albertarelli (qui siamo all’ Università della pesca); in genere oggi, scrivere di pesca è un fatto solo commerciale, tanto è vero che più che proporre articoli didattici, si illustra soprattutto l’ uso di questa o quell’ altra tecnica, volta solo a pubblicizzare questa o quest’ altra attrezzatura. Quelli di oggi non sono giornalisti alieutici, sono solo mercenari della pesca, soprattutto quando si è in presenza di gente che della pesca sportiva ne ha fatto la sua unica fonte di guadagno.
Molta di questa gente è anche arrogante e spocchiosa ed anche per questo evito, non comprando più riviste, di contribuire indirettamente al suo sostentamento.
Mi illustri le tecniche di pesca che le sono più confacenti ....


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Le tecniche che prediligo sono quelle che prevedono soprattutto il galleggiante, ma non disdegno assolutamente il legering o il surf casting o la semplice pesca a lancetto al mare, da riva.
Anche la pesca dalla barca mi piace e la ho praticata in mare per 15 anni, quando avevo una bellissima lancia in legno a poppa quadra di 4,70 metri con un fuoribordo da 8 cavalli; poi, a causa degli alti costi di gestione, avendo dei figli da mantenere, ho preferito risparmiare su questo fronte. Non mi piace invece la traina e detesto, nel vero senso della parola, quella d’ altura. Tanto per dirne una … novantanove volte su cento uscivo in mare da solo, proprio per non dover condividere altrui bisogni o necessità.
Comunque ripeto, tutte le tecniche mi piacciono e le metto in pratica; quella che mi piace di più è la canna fissa, seguita dall’ inglese e dalla bolognese. Seguono il legering, il beach legering ed il surf casting (quello vero con i piombi minimo da 100 grammi, non la ridicola “cosa” di quello che è diventato ora in gara), la trota al tocco e quella in laghetto, lo spinning e la mosca; a volte pesco anche a roubasienne.
Sembrerà strano, ma ho un’ ottima attrezzatura da mosca che utilizzo sia pur raramente per mancanza qui di acque idonee.

Parliamo adesso della sua attrezzatura: so che è in possesso di innumerevoli canne, di ottima qualità e manifattura, oserei dire il top in Italia ... se dovesse agire da genitore/educatore, cosa direbbe ad un giovane ventenne, che subisce il fascino di cotanta attrezzatura e voglia di consumismo?! E cosa direbbe ai genitori?!
Non è una storiella inventata, ma effettivamente io possiedo 480 canne da pesca ed una settantina di mulinelli, per tutte le tecniche e quasi tutto top di gamma. Sono un grande patito della Daiwa, della Colmic, della Sarfix e della Mitchell, relativamente al mare però.
Le canne che uso per ogni tipo di pesca, sono però sempre le stesse e le più vecchie (non ho mai rotto una canna e le più vecchie sono ancora abitualmente utilizzabili, in quanto top di gamma dell’ epoca); tantissime le ho usate solo pochissime volte, ma l’ alto numero di canne in mio possesso è dovuto, oltre al fatto che non le ho mai rotte, alla attività agonistica che ho praticato intensamente sia al mare che in acque interne dal 1977 al 2005. Ciò nonostante sono più che convinto che chi prende il pesce è il pescatore e non l' attrezzatura, per cui invito i giovani a conoscere prima i pesci e poi a spendere i soldi per attrezzature più qualificate. Ai genitori invece raccomando di non viziare i propri figli comprandogli tutto ciò che vogliono, nello specifico canne di alta qualità (quando lavoreranno e guadagneranno, se le compreranno con i loro soldi). 
Una giornata tipo: a quanto ammonta, in termini di numero di pesci e di peso, il suo pescato?!

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Non conosco il cosiddetto “cappotto” da anni, in quanto pratico la tecnica più adatta al pesce ed alla stagione in quel momento, tanto è vero che in inverno frequento anche i laghetti a pagamento. Ovviamente parlo di quelli a trote e non mi sognerei mai di andare a pescare in quelli popolati da pesci gatto; odio infatti i pesci gatto ed i siluri (che fortunatamente dalle mie parti non esistono), e tutti gli alloctoni dannosi alla ittiofauna d’ Italia. Quando accidentalmente catturo un pesce gatto o un pesce strano (è rarissimo, ma può capitare) lo sopprimo immediatamente. Normalmente pesco dalle 6 del mattino alle 11 o alle 12 e mediamente vado sulla decina di chili per volta; mi è capitato anche di prendere 38 chili di pesce in cinque ore, a roubasienne sul Locone. Negli ultimi tre anni poi, i 15 e passa chili sono molto frequenti ... al mare ovviamente è già un miracolo se si pesca qualcosa: non c' è quasi più nulla (si intende, rispetto alle acque interne).
A questo proposito vale la pena riferire di penose esibizioni fotografiche sul web, di pescate che, quando raggiungono quelle fatte da me, si riferiscono sempre a quelle fatte in tre o quattro persone, che qualcuno spaccia per proprie ... miserie umane di "bambocci"
alle prime prese con la pesca.
Catch & Release vs Catch & Padella ... l’eterna diatriba … ma si può sapere di cosa si disquisice?!.
 
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Il Catch & Padella è una realtà, anzi "la realtà", consentita in determinati limiti dalla legge e quindi legittima.
Il Catch & Release è una scelta di vita, una filosofia che, se limitata all’ individuo, è rispettabile, ma se la si vuole imporre a tutti i pescatori, come attualmente pontificano alcuni Guru della pesca sportiva virtuale e cartacea, diventa da un lato un atteggiamento talebano, dall’ altro limitante della libertà della persona.
Voler parlare ossessivamente di questa problematica … significa disquisire sul nulla.
Io comunque rilascio tutto il pesce pescato in acque interne, tranne le trote ed i persici, che in minima parte mangio e per il resto regalo; il pesce di mare, tranne i cefali del porto, non mi sogno minimamente di rilasciarlo e, poiché non ne mangio affatto, lo regalo ugualmente.
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Ultima domanda: cosa rimpiange del suo passato di giovane pescasportivo, agonista e dilettante?!

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Nulla.
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Bene, ero certa che sarei rimasta piacevolmente sorpresa dal far la sua conoscenza, Dr. Stanzione ... lei è una persona istruita, di cultura, educata a sani principi e valori d’integrità morale…certo, a vederla, con quella barba nera, incute un po’ di “timore”, lo ammetto ... ma ... come ha scritto il grande Maestro Allevi “ ... ho coltivato nel mio spirito un giardino di rose, l’ho nascosto dentro una scorza dura ...”, questa frase le si addice particolarmente.
L’apparenza, sovente, inganna ... il dialogo, tra animali razionali, quali noi uomini dovremmo essere, sfata ogni diceria ... ogni calunnia ... bisognerebbe imparare a farne un uso migliore ... La ringrazio, Dr. Stanzione, e rinnovo la mia stima nei suoi confronti ... PROSIT!!!
A me non resta che ringraziare, per questa simpatica intervista, Elisabetta Pansini che, come avrete notato dalle sue domande, tradisce una conoscenza della pesca sportiva sicuramente superiore a quella di qualche "pescatorello di plastica" che assurge sovente a ruoli di "Maestro" o di "Boss" della pesca ... virtualmente ... ovviamente, e sempre tra i suoi imberbi supporters.
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* Testi a cura di Elisabetta Pansini e Franco Stanzione.