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Franco Stanzione
Se vuoi conoscere la mia opinione sulla pesca, leggi la
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lunedì 24 marzo 2008
Non sono il solo ad avere un giudizio negativo sui siluristi estremisti
sabato 29 dicembre 2007
La mia opinione su ...

Non sto qui a ripetere quali siano i mille motivi per cui il siluro non dovrebbe esistere nelle acque italiane; mi limito solo a dire che mai e poi mai mi sognerei di andarlo a pescare, tanto meno lo toccherei minimamente perchè mi fa letteralmente schifo.

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Pescato il “pesce siluro” nel Volturno
Villa Literno. Pescato il "pesce siluro" nel Volturno.
Secondo alcuni è una leggenda metropolitana, secondo altri è un discendente degli antichi mostri marini capitato chissà come nel letto dei nostri fiumi. Se ne parla pure in "Radiofreccia", il film di Ligabue con Stefano Accorsi che sfida la sorte per pescarne uno con le proprie mani. E' il cosiddetto "Pesce Siluro"(Silurus glanis). Un esemplare è stato pescato giorni fa nelle acque del fiume Volturno da un temerario pescatore dilettante di Villa Literno (CE), Raffaelle Chiarolanza, che ha voluto immortalare l'evento con la macchina fotografica.


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Dopo una così bella, si fa per dire notizia, c' è solo da augurarsi che questa "schifezza" acquatica non compaia anche nel Locone o nel Basentello, laghi da me abitualmente ed assiduamente frequentati.
* Testo di Franco Stanzione.
* Foto tratte dal web.
venerdì 28 dicembre 2007
Il Lago Andrea a Rapolla (PZ) - Venerdì 28 dicembre 2007

Il lago Andrea si trova a Rapolla, in provincia di Potenza, appena ad una quindicina di chilometri da Lavello e quarantacinque da Canosa. Il Monte Vulture sovrasta l' abitato di questa cittadina lucana.
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Il laghetto è anche sede di diverse gare domenicali, naturalmente tra amici, in cui i premi sono costituiti non da coppe e trofei, ma da roba da mangiare o articoli da pesca.
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Molti frequentatori abituali del lago dicono che lo striscio è una delle tecniche più redditizie ma, per esperienza personale (e sì che io d' inverno ci vado abbastanza sopesso), posso dire che a striscio non ho mai preso una trota; infatti anche nelle varie gare a cui ho partecipato ho sempre pescato principalmente a tremarella e a penna.
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Oggi, anche per la presenza di Anatoli, ho optato per la pesca con la penna, più facile per un bambino che deve tra le altre cose anche iniziare a prendere dimestichezza con il mulinello. Infatti mio figlio, fino ad ora, ha sempre pescato solo a canna fissa ...
Certo è che quel figlio mio è davvero un personaggio e a pesca si adatta in una maniera incredibile al ruolo di colui che subito impara quello che deve fare.

Basta vederlo ... o no?

Fatto sta che gli faccio vedere come si pesca col mulinello, come si impugna la canna e come si lancia e lui subito si è messo in azione da solo, così come fece lo scorso anno sul Basentello.
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Passa intanto il tempo e di pesci manco l' ombra; ma io lo sapevo già prima di venire a pescare qui oggi, così tardi.


Anatoli si scoccia un po' e decide di giocare con Tommasino, il gatto di Alfonso, che vediamo nella foto qui sotto.

Dopo un po' si riprende a pescare.
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Sono ormai quasi le 14,30 e nessuno dei due ha avuto una abboccata.
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E' arrivato il momento di farci qualche foto insieme con l' autoscatto.
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Ma mentre ci facciamo le foto, la penna della canna di Anatoli va giù ed una bella iridea viene magistralmente recuperata con arte dal mio giovanotto il cui entusiasmo è alle stelle.
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sabato 24 novembre 2007
La mia opinione su ...




Sono fin dal 1976 un assiduo acquirente di varie riviste, delle quali la prima è stata PESCARE.
Dopo qualche anno, sono apparse PESCA IN e PESCA IN MARE.
PESCA IN la acquisto sin dal primo numero; PESCA IN MARE dopo un po' mi ha scocciato e non l' ho più acquistata perchè moltissime pagine sono dedicate ad imbarcazioni lussuose che al comune pescatore come me non interessano, oppure alla traina che è una pesca che a me sta un po' su quelle che gli inglesi chiamano "balls"; inoltre sono ben pochi gli articoli a dimensione di colui che con la canna in mano va a passare qualche ora in porto o sulla scogliera.
Idem dicasi di PESCARE MARE che è la brutta copia di PESCA IN MARE.
L' ultima nata in fatto di riviste di pesca è IL PESCATORE DI ACQUA DOLCE che è stata abbastanza interessante fino ad un certo punto; poi si è dispersa in articoli sul "mort maniè" che non so a quanti possa fregare e su un tipo di legering per me fuori da ogni logica, perchè il pescatore comune non si mette certo a pescare in quei modi che con tanta enfasi l' abituale autore di quegli articoli descrive. Purtroppo questi deve vivere di là ed è pagato per riempire le pagine anche con qualcosa che non siano le solite foto.
La prima rivista PESCARE che in maniera accessibile si rivolgeva al pescatore qualunque, si è dispersa anch' essa in articoli su quel maledetto siluro e sul carp fishing (che io pratico ogni tanto, mi piace, ma non mi piace farlo così come ne parlano sulle riviste).
Ma la cosa più antipatica è che in tutte queste riviste si sprecano tante pagine sugli articoli di pesca all' estero, come se tutti potessero andarci. Io ci potrei pure, ma per principio non ci vado. Tengo a precisare che di questi articoli non ne ho mai letto manco uno, perchè non mi interessano minimamente; oltre tutto mi fa venire i nervi vedere sempre le stesse persone che vanno a divertirsi non certo a spese loro e che comunque da queste "imprese" ci vivono incantando ed illudendo i polli che li leggono.
Sono giunto quindi, dopo 31 anni che le compro, alla conclusione che
NON COMPRERO' PIU' RIVISTE DI PESCA
* Testo di Franco Stanzione.
* Le foto delle riviste sono tratte dal web.
venerdì 23 novembre 2007
I persici del Locone - 8 ottobre 2005

La diga prende il nome dal torrente Locone, uno dei più importanti affluenti di sinistra dell' Ofanto, arginato per creare un invaso d' acqua per l' irrigazione che ha ricoperto una valle allagando strade e case, ancora oggi riconoscibili dai tetti e comignoli più alti che affiorano al centro dell' invaso nei periodi di maggior carenza idrica. Per gli amanti dei dati c'è da dire che la diga è stata ultimata nel 1986, si trova a 186 metri sul livello del mare, ha una superficie di 6,3 chilometri quadrati ed una capacità massima di 131 milioni di metri cubici di acqua. Questo nuovo microclima ha creato l' habitat ideale per aironi, svassi, falchi e diversi uccelli acquatici.

L' ambiente acquatico si è invece mostrato ideale per la vita di diverse specie ittiche quali la carpa, il cavedano, il carassio, la scardola, l' alborella, l' anguilla, il persico sole, il persico trota ed il persico reale, oggetto appunto di questo insolito itinerario nella Murgia Barese, al confine con la Basilicata. Ultimamente alle specie menzionate si è aggiunto l' infestante pesce gatto (Ictalurus Plebeius), che per fortuna non ha ancora colonizzato massicciamente tutto l' invaso.
Tutte le altre specie sono presenti in gran numero di esemplari, anche di grossa taglia, ma negli ultimi due anni un vero "boom demografico" si è registrato proprio a carico del persico reale. Tralasciando quindi tutte le altre tecniche tendenti alla cattura delle altre specie, concentriamoci su quest' ultimo. Non voglio descrivere questo itinerario alla solita maniera, ma mi fa piacere proporlo attraverso il racconto di una delle mie uscite bisettimanali su questo splendido lago, ed esattamente quella di sabato 8 ottobre 2005.
Lungo i 65 chilometri che separano la mia Molfetta dalla meta agognata, sempre la stessa solfa: acqua a catinelle. Appena entro nell' abitato di Minervino Murge, ancora al buio, la pioggia cessa d' incanto e le prime luci fanno intravedere il sereno. Si vede appena, ma abbastanza da notare che l' acqua è un po' torbida, per cui abbandono l' idea di pescare a spinning e propendo decisamente per il legering, anche perchè noto, di fronte alla stradina che finisce in acqua, dove ho parcheggiato l' auto, alcuni alberi e cespugli emergenti che mi fanno pensare all' habitat ideale per il persico reale.

Allestisco la postazione armando due canne.

La montatura predisposta è molto semplice: collego, tramite una girella del 12, uno spezzone di un metro di monofilo Dragon di Tubertini nel diametro 0,14 ad un fio nel mulinello dello 0,20 di una marca non nota, ma abbastanza resistente, acquistato presso il Pescasport Doriana di Ostellato in occasione della prima prova degli Italiani di quest' anno. L' amo è un 12 della serie 15 di Tubertini, innescato con sei bigattini.

Sono ormai le 8,30 e da dietro la collina fanno capolino i primi raggi del sole; i timori del ritorno della pioggia sono ormai dissolti. All' improvviso il cimino di una canna comincia a vibrare... capisco subito che è lui, un persico. Ferrata seguita da veloce e costante recupero per impedire al pesce di finire nei cespugli sommersi che tappezzano quel tratto di lago... ed il primo persico finisce a terra tra le mie mani.

Non faccio nemmeno in tempo a slamarlo che il cimino dell' altra canna ancora in pesca si anima all' improvviso.
Getto il persico per terra e ferro... altro esemplare, dopo altro veloce recupero, che finisce all' asciutto. Insomma la storia va avanti per oltre due ore; parecchi pesci, nonostante le mie attenzioni, puntano durante il recupero sui tanti ostacoli sommersi, causandone la perdita ed ogni volta il rifacimento di tutta la montatura, ma un numero soddisfacente di persici finisce nella nassa. Alle 11,00 l' ultima cattura, poi più nulla fino alle 12,30. Decido di smettere e, poichè inusualmente ho con me la mia fotocamera digitale, mi concedo il piacere di una foto rituale con i pesci catturati.

Concludo la mia giornata di pesca con molta soddisfazione, soprattutto perchè inaspettatamente una annunciata andata a vuoto, a causa della pioggia, si è trasformata in una bella e pescosa giornata.

Dopo aver smontato tutto, rimango per qualche secondo ancora ad ammirare il mio policromo bottino ancora nel retino del guadino, prima di trasferirlo nella busta di plastica del supermercato di fronte a casa mia, anticamera del freezer domestico.

Entro in casa con l'entusiasmo alle stelle, pensando alla meraviglia dei miei figli abituati a sentirmi dire che ho rilasciato tutto il pesce pescato; l' entusiasmo viene subito spento dal menefreghismo della moglie che, dalla cucina, dice come al solito "a papà interessa solo andare a pescare, a pescare e a pescare".
Ma anche questo fa parte ormai del copione di tutte le mie andate a pesca. Non mi rimane allora che aspettare il prossimo venerdì, già preso da quella nostalgia di pescare che mi prende da ormai 37 anni, ogni volta che rientro a casa dalla pesca.

... così sono diventati i persici del Locone, sulla tavola di casa mia, dopo essere stati affidati alle "cure" di mia moglie ... che però se li è mangiati anche lei.
* Il testo e le foto sono di Franco Stanzione.
Basentello a canna fissa con Anatoli Venerdì 7 luglio 2006
Totalmente scomparso è il cavedano, a seguito di una grande siccità e conseguente ecatombe di pesci sulle rive, avvenuta intorno ai primi anni ottanta, di cui un giorno sono stato impotentemente spettatore; eppure prima di allora ho fatto a spinning vere e proprie stragi di cavedani, negli anni in cui muovevo dal mare i miei primi passi verso la pesca in acqua dolce. Ma la “Musa ispiratrice” di questo itinerario - racconto è invece la bellissima esperienza che ho fatto la mattina del 7 luglio 2006 con mio figlio Anatoli (il vero Tuolic), un vero e proprio personaggio per chi lo conosce.
Infatti Anatoli, che a novembre compirà 11 anni, mi si era davvero messo addosso da diverso tempo, con la richiesta di venire a pescare col papà, il quale ha abitudini piscatorie totalmente contrarie a quelle che possono essere le necessità di un bambino, in primis essere sul posto di pesca alle prime luci.Il fatto: sera del 6 luglio e decisione che questa volta me lo porto insieme al lago del Basentello, con sveglia però alle ore 4. Controproposta di Anatoli: sveglia alle ore 3,45. Proposta accolta. Ore 3,45 …. Sveglia!!! Nel silenzio della notte, mentre sono in bagno, Anatoli, facendosi sentire dalla mamma, inizia a prendersi la sua buona dose quotidiana di TV accendendo a mia insaputa il televisore. Iniziativa subito stroncata. Usciamo di casa, carichiamo la macchina al locale dove ho tutte le mie attrezzature da pesca e, dopo aver fatto colazione presso un bar di fronte al porto di Molfetta, si va alla volta del Basentello.
Vista la presenza di un bambino, decido di pescare a canna fissa, essendomi portato il mio borsone preferito in cui ho due serie complete dalla 5 alla 9 metri, delle DAIWA TD – ZW.
Preparata la pastura (un chilo di Carpa Mix ed un chilo di Carassio Match della Trabucco) e montata la mia postazione ...

... sistemo mio figlio accanto a me, su un seggiolino di legno, io con una 9 metri e lui con una 6;
... entrambi utilizzeremo galleggiante da 1,5 grammi e lenza costituita da 5 pallini del 6 ed una torpilla da 1 grammo, madre del 0,16 e terminale da 25 cm. del 0,14 con amo 12 serie 21 di Tubertini.
Anatoli, tranne che una volta in un allevamento di trote di Moliterno, non ha mai pescato, per cui devo all’ inizio insegnargli ad innescare e a distendere la lenza, cosa che fa propria dopo un paio di tentativi.Insomma, al primo lancio prende un piccolo persico sole, poi ingrana e prende scardolette e bremette con una certa continuità.
Io pesco ma intanto lo guardo e, quasi dimenticando che sono andato lì per pescare pure io, mi fermo in contemplazione di questa specie di fenomeno: pesca da solo, senza alcun aiuto da parte mia, salvo che passarmi ogni tanto un pesce da mettere in nassa. Incredibile: è la prima volta e sa già pescare.


Il personaggio che è in lui si risveglia e mi fa: “papà, mi sono rotto le “p … e” di stare su questo seggiolino di “m ... a”, fammi venire al posto tuo”. Mai a nessuno avrei ceduto quel posto, ma considerando da chi viene tale richiesta…. Insomma Anatoli monta sul mio panchetto.
Sembra ancora più piccolo lì sopra ...
... ma intanto comincia a macinare pesci su pesci, con una naturalezza ed una precisione dei movimenti, da dare l’ impressione che peschi da anni, invece è la prima volta. Io pesco in piedi a circa dieci metri da lui, che intanto innesca i bigattini ...
... e pastura da solo ...
... prende con facilità il pesce in mano ...

... lo slama ...
... e lo mette in nassa….. una cosa indescrivibile.
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Chi legge può pensare che le mie siano le parole di un papà pescatore orgoglioso del proprio figlio, ma prego di credere che è la verità, anche se io stesso, prima, non ci avrei mai creduto.
E’ la prima volta che ritorno a casa dalla pesca, non scontento per aver pescato poco, ma felicissimo per aver scoperto nel mio Anatoli un potenziale futuro di grande pescatore: spero solo che in seguito non anteponga la pesca allo studio, come invece ha sempre fatto il suo papà.
* Testo e foto di Franco Stanzione.
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