- - - - - L'invidia del cretino per l'uomo brillante trova sempre qualche consolazione nell'idea che l'uomo brillante farà una brutta fine. (Max Beerbohm, 1911)

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Chi leggerà del mio modo di intendere la Pesca, di come la pratico o anche delle mie "follie", se condividerà ed avrà il piacere di ritornare a farmi visita mi onorerà; chi non condividerà ed avrà obiezioni nel merito e deciderà di non rivedere mai più il mio blog ... mi farà un piacere.

Franco Stanzione

Se vuoi conoscere la mia opinione sulla pesca, leggi la

- - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - INTERVISTA CON L' ASSASSINO

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - a cura di Elisabetta Pansini


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domenica 15 febbraio 2009

La mia opinione su ...

... ancora sulla pericolosità del "Silurus Glanis".
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Questa mattina stavo rivedendo alcune vecchie foto da me scattate sul Ponte Vecchio di Firenze nel lontanissimo 1985, quando ci sono stato con mia moglie, allora ancora fidanzata.
Il mio ricordo non poteva non andare ai grossissimi cavedani che, quando dal ponte gettavi nell' Arno delle briciole di pane, si avventavano su di esse con grande voracità; erano grossissimi e tantissimi.
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Tutto ciò è ormai solo uno sbiadito ricordo, in quanto in quel tratto dell' Arno pare che ci siano rimasti ormai solo gli schifosissimi siluri, che mi risulta abbiano trovato anche degli imbecilli che li proteggono ed inneggiano ad un loro aumento numerico (a scapito naturalmente della fauna autoctona) per dare libero sfogo alle loro voglie di emulare i pescatori da Big Game Atlantico.
Quindi ora non basta che sia il Po ad essere invaso da queste orde di esaltati fanatici della pesca al siluro, ma anche l' Arno ... e chissà che, scendendo lungo lo stivale, qualcuno non pensi bene che il pesciaccio possa ambientarsi anche nel Volturno o peggio ancora (per me) nell' Ofanto pugliese, costituendo anche nel Sud dell' Italia qualche bel gruppo a sua difesa.
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Vale la pena descrivere ancora una volta cosa sia questa schifezza ittica che risponde al nome di "Silurus Glanis" ... veramente orribile al solo vederlo.
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Originario dell'Europa centrale e orientale, è stato introdotto per svago nei laghetti di pesca sportiva una trentina di anni fa e successivamente liberato nei nostri fiumi quando la sua presenza si era resa ingestibile, a causa della dimensioni e dell'appetito.
Nel corso degli anni la specie si è riprodotta pressoché indisturbata arrivando a costituire, oggi, una nuova minaccia all'equilibrio, già ampiamente compromesso dall'inquinamento, dei nostri fiumi.
Il pesce siluro è un grande predatore che può raggiungere i 4 metri di lunghezza e i 290 kg di peso. Durante il giorno vive acquattato sui fondali limacciosi dei grandi corsi d'acqua dolce preferibilmente dove trova una ricca vegatazione.
Finché è giovane si nutre invertebrati di fondale, ma quando raggiunge dimensioni adulte e la fame aumenta... non c'è rivale che tenga.
Il siluro divora tutto.
Oltre ad entrare in competizione alimentare con lucci e storioni, fa strage di pesci pregiati e pare che gli esemplari più grandi non disdegnino nutrie, rane e nidiate di uccelli acquatici.
C'è chi sostiene di averlo visto venir fuori dall'acqua per inghiottire galline, anatre, cani. Qualcuno teme che possa ingoiare pure i bambini.
Ma qui entriamo nell'ambito delle leggende metropolitane.
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Vero o non vero, fatto sta che la leggenda riferisce di due sommozzatori che immersisi in un laghetto furono aggrediti da misteriosi mostri, così enormi che potevano facilmente aggredire un uomo. I due risalirono velocemente ed i loro capelli erano divenuti bianchi dalla paura.
Un’altra variante afferma che nelle fauci del famelico pesce è rimasto intrappolato un cane che si stava abbeverando sulla riva di un fiume.
Nel settembre 2007 due sub professionisti dichiarano al giornale Brescia Oggi di aver avvistato a 25 metri di profondità, un siluro lungo più di cinque metri nelle acque del Garda (di fronte a Gargnagno).
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Al di là di queste che non ho lesinato di definire come probabili leggende, resta però che nel Po esiste da tempo una taglia per fermarlo: 26 centesimi per ogni chilogrammo di pesce siluro.
Questa è la taglia istituita dalla provincia di Rovigo per fronteggiare la diffusione del gigantesco pesce siluro nelle acque del bacino del Po, dove ormai ha raggiunto il 27% della biomassa. Già nel 2000 fu avviata una simile iniziativa, e in 18 mesi furono conferiti nei diversi punti di raccolta ben 350 quintali di pesce.
Altra iniziativa la cattura nei canali di bonifica quando i livelli sono bassi, con reti o tramite elettrostorditore.
Anche la Provincia di Ferrara ha messo in atto ormai da 10 anni un vero e proprio Piano di limitazione di questo vorace predatore proveniente dall'Est europeo (assieme all'altra specie invasiva, il carassio), in collaborazione con i pescatori sportivi e l'Istituto di Biologia dell'Universita' di Ferrara.
Nel Ticino in un anno sono stati catturati siluri per un totale di 2 tonnellate, nell'ambito di un progetto Life finanziato da Ue, Regione Lombardia e Parco del Ticino. L' obiettivo è di salvaguardare due specie ittiche in declino: la trota marmorata e il pigo, specie endemica del bacino padano e fermare l'avanzata di specie invasive, in primis il siluro ma anche il rodeo amaro e la pseudorasbora.
Secondo gli esperti dal momento della sua comparsa, il siluro (che nei paesi d'origine puo' raggiungere i tre quintali) è andato sempre allargando il proprio areale e allo stato attuale vive una vera e propria esplosione demografica: è stata infatti segnalata la cattura di esemplari nell'Arno, nel Tevere, e persino nel fiume Pescara, in Abruzzo.
Questo gigante delle acque dolci rischia di compromettere gli equilibri ecologici: oltre ad entrare in competizione alimentare con lucci e storioni, fa strage di cavedani e barbi, ma gli esemplari piu' grandi non disdegnano nutrie e nidiate di uccelli acquatici. Tra le specie minacciate dal pesce siluro anche alcune specie rare di anfibi tipiche della Val Padana come il pelobate fosco, la rana di Lataste, le raganelle. Il rapporto peso/fabbisogno alimentare e' di circa 1 a 10: un siluro di dieci chili puo' mangiare ogni anno circa 100 chili di pesce. Quasi certamente questo pesce e' stato immesso nei laghetti di pesca sportiva negli anni '70, e poi liberato nei fiumi una volta che i gestori si sono resi conto del danno che arrecavano.
Nelle nostre acque temperate si e' adattato molto bene, cresce rapidamente e si riproduce raggiungendo anche il quintale di peso.
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Ecco perchè bisognerebbe non rilasciarlo quando pescato, perchè i danni di questo che io non mi sento nemmeno di definire pesce, sono enormi.
Ecco perchè io per primo, anche quando incidentalmente pesco un pesce gatto (dannosissimo per le uova degli altri pesci autoctoni), procedo immediatamente alla sua soppressione ed eliminazione dall' ambiente.
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* Testo di Franco Stanzione, tranne quanto riportato in corsivo,
che è tratto dal web.
* Foto tratte dal web.

mercoledì 11 febbraio 2009

La mia opinione su ...

LE FIERE DI PESCA
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I primi mesi di ogni anno, prima che inizi la stagione della pesca ufficiale, quella vera praticata in solitudine dalla stragrande maggioranza dei pescatori comuni su fiumi, laghi, torrenti e spiagge d' Italia, sono ormai consacrati ad alcuni rituali che definisco semplicemente ... banali e mirati solo a spillare soldi a chi potrebbe benissimo praticare questo sport col minimo investimento.
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Sto parlando naturalmente delle Fiere di Pesca.
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Il fatto che si svolgano nella stagione fredda inducono folle gioiose e gaudenti di cosiddetti "pescatori di plastica"
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ad andare a trascorrere, in realtà, un giorno diverso in uno di quei padiglioni puzzolenti di boiles da carpisti ed aromi vari che impestano l' aria dovunque si vada.
Il vero pescatore invece, anche se in inverno e col freddo, non rinuncia ad una domenica di pesca, per andare a virtualizzare in questi posti la sua passione.
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Diciamo pure che il frequentatore tipo di uno di questi meetings è quasi sempre uno di quegli esaltati che aderiscono ai vari Clubs di Pesca Specifica che ormai hanno invaso il web, allo scopo principale di vedere materializzate dal vero certe facce viste solo attraverso il monitor di un computer.
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Mi risulta che molti si sobbarcano a viaggi di centinaia di chilometri solo per incontrare alcuni "volti" che, per un effetto di distorsione di immagine dovuta al monitor, vedendoli con il pc sembrano quasi dei "bambolotti".
Ci vanno con tutta probabilità proprio per verificare questo o addirittura se certi personaggi esistono davvero.
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Io ho visto in vita mia, ma per caso e per un mio personale motivo, una di queste fiere e mi sono reso conto che il mondo della pesca sportiva non alberga in quei luoghi.
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Infatti se lo sport della pesca è fatto di solitudine, di riflessione, di rapporto a tu per tu con l' acqua ed i pesci, in quegli ambienti vedi solo esaltati che parlano entusiasticamente esclusivamente dei materiali e non del fine ultimo cui essi sono destinati ... o dovrebbero.
Ci sono possibilità di apprendere qualcosa di utile per il proprio personale esercizio della pesca sportiva?
No ... affatto ... in agguato ci sono persone preposte ad accalappiare i più gonzi per indurli, con i loro consigli, ad acquistare questo o quello ... che poi non gli servirà mai.
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Tra gli stands infatti, si aggirano con fare da bravi papà sempre disponibili a consigliare i figli, alcuni guru della pesca di plastica italica, pronti a fidelizzare le loro vittime con una pacca sulla spalla o regalandogli un cappellino sponsorizzato ... che pena.
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Poi ci sono quelli che, spacciandosi per esperti in questa o quell' altra disciplina di pesca, gratificano quanti li hanno visti sino ad allora solo sulle riviste di pesca, con battute o inutili quanto scontati consigli tecnici.
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Vi sono poi stands in cui si cerca di accalappiare i più beccaccioni ad andare a pescare all' estero, come se in Italia non ci fossero più altri posti in cui pescare.
Io personalmente non mi sono mai sognato di andare a pescare fuori d' Italia.
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In alcune di queste Fiere di Pesca vi sono stands di motori e accessori per la nautica, strettamente collegati con il settore della nautica specializzata.
Poi c'è l'equipaggiamento: tutto lo scibile possibile con la presenza delle migliori marche nazionali e internazionali.
Insomma tutti articoli che al cosiddetto pescatore comune e a quello della domenica non interessano.
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Infine ci può anche essere il virtual, e questo settore non sfugge alle possibilità messe a disposizione degli appassionati dall'evoluzione informatica: dai siti alle web tv, dai simulatori tridimensionali ai semplici giochi video.
Ovviamente anche queste cose sono in netto contrasto con quella che è la pesca vera, fatta di mani congelate e volti cotti dal sole.
Sono in genere immancabilmente presenti le riviste italiane di pesca sportiva, responsabili più di altri della involuzione mentale dei pescatori che ormai, quando vanno a pesca, anzichè rilassarsi, sembra quasi che debbano andare a lavorare, trasportando quintali di roba al seguito, acquistata naturalmente grazie alle chimere vendute dagli imbonitori della pesca di plastica.
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Ed è pertanto in virtù di tutte le mie considerazioni fin qui espresse, che io dico a me stesso e a chi mi leggerà attraverso questo blog:
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* Testo di Franco Stanzione
* Foto tratte dal web.

lunedì 12 gennaio 2009

L'arte della/nella pesca

di Maurizia Gentili.
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Casualmente sono venuto a conoscenza del blog dell' artista Maurizia Gentili, dal nome "Le carte di Mauri" (http://lecartedimauri.blogspot.com) e vi ho trovato una piacevole sorpresa: alcune scatole porta oggetti per la pesca a mosca, da lei artisticamente dipinte.
Mi sono talmente piaciute che ho voluto subito mettermi in contatto con l' artista e chiederle il permesso di pubblicare le foto delle sue opere sul mio blog, corredate magari da un suo pensiero.
Maurizia mi ha gentilmente concesso di realizzare questo mio desiderio.
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L'arte della pesca, ripeto arte, in tutte le sue manifestazioni, dalla conoscenza delle varie tecniche, dei materiali, dell'ambiente, mi accompagna da quando iniziai a seguire sui fiumi mio padre e mio fratello: si andava sul Trebbia e qualche volta in Po (allora era ancora possibile) ... Non ho mai partecipato attivamente ad essa, ad esclusione di quando, già grandicella, mi feci convincere a pescare con il cucchiaino ... dopo alcuni tiri non male mi avvolsi intorno al collo filo ed esca, e li terminò la mia carriera di pescatrice!!!
La pesca a cucchiaino mi piaceva perchè non si era mai fermi nel solito punto e si camminava tanto, dalla pianura alla collina!!! Era anche un' occasione per fermarsi con la compagnia in qualche isolata osteria a fare merende.
Iniziai in quel periodo a dipingere soggetti di pesca, spronata dagli amici.
Poi ci fu la conversione alla mosca (speriamo in futuro non sia alla pesca di altura, non so nuotare) ... e oltre alle stampe (acquaforti e acquatinte) agli acquarelli e agli oli ho iniziato a decorare le scatole porta esche.
Ammiro la pazienza che usano nella costruzione di questi artificiali , veri piccoli capolavori: e i materiali!!! Dai più comuni a quelli più strani ... le coccinelle, le formiche, effimere, sommerse, secche ecc., una per ogni ora della giornata.
Il momento che più mi piaceva della pesca era verso sera.
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Le scatole sono decorate con diversi tipi di pesce a seconda delle preferenze del pescatore ... chi nutre un grande amore per la trota, chi per il temolo, ecc ... qualche amico ogni tanto se ne andava in Scozia o Norvegia alla pesca del salmone, o nella vecchia Jugoslavia ... allora erano racconti su racconti, foto e prove tangibili ...
Nel 2008 ho partecipato alla Fiera di Vicenza e da alcuni anni in Giugno a Caste di Sangro, in Abruzzo, alla Manifestazione "L'arte della pesca, la pesca nell'arte", organizzata dalla Scuola Italiana della Pesca a Mosca.
So che esistono conflitti fra i praticanti dei vari tipi di pesca, l'accetto, è naturale ... ma esorto ogni pescatore a vivere intimamente questo contatto con la natura, a sentirsi parte di lei, a rispettarla ... e a continuare a praticare questa rilassantissima arte!!!
Buona ......... (non si dice!!!).
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* Introduzione di Franco Stanzione.
* Testo di Maurizia Gentili.
* Foto tratte dal blog http://lecartedimauri.blogspot.com .

giovedì 8 gennaio 2009

Costituita la Sezione Pugliese del Pesca & Padella Club

Grazie al carissimo amico Iuri Ancoretta, volto noto dell' ambiente alieutico del web, nonchè personaggio molto indigesto a mercenari della pesca, praticanti della pesca di plastica o da tastiera e integralisti talebani ad oltranza del C&R, ho avuto il privilegio di poter essere socio fondatore e presidente ad interim della Sezione Pugliese del Pesca & Padella Club.
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GRAZIE IURI

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* Testo di Franco Stanzione.

* Logo gentilmente concesso da Iuri Ancoretta.

domenica 4 gennaio 2009

1983/86 - I miei primi anni da pescatore di trote

Quello della pesca alla trota è sempre stato un mio particolare pallino, ma per me che abito in una città di mare quale è Molfetta, in una regione poverissima di acque quale è la Puglia, questo pallino era piuttosto difficile da concretizzare.
Oltre tutto non conoscevo nemmeno quali fossero fuori regione le acque da trota.
Ma, potenza di quella malattia che è la pesca, lessi un bel giorno su una rivista di settore un articolo sul fiume Maglia a Moliterno, in Basilicata ... e scattò la molla ... bisognava andare a Moliterno assolutamente.
Fu così che ai primi di agosto 1983 iniziò la mia carriera anche di pescatore di trote ... solo che per raggiungere Moliterno bisognava percorrere 210 chilometri ... ma volere è potere, come si dice.
Da allora Moliterno è stata da me eletta come la mia seconda patria.
Moliterno in particolare e tutta la Basilicata, che io preferisco chiamare col nome di Lucania, hanno il potere di far affezionare chi le frequenta, al punto che da allora non ho più smesso di andarci e addirittura la mia tesi di Laurea in Farmacia è stata "Le piante officinali del territorio di Moliterno (PZ) ed il loro uso nella medicina popolare".
Fu una occasione per poter essere in loco ogni quindici giorni, nel lontano 1985, durante tutto il periodo della fioritura che va da aprile ad ottobre (guarda caso coincidente con la pesca alla trota) e poter approfittare della situazione per fare anche qualche pescatina.
Fotografavo le piante in fiore, le raccoglievo e le mettevo a seccare tra fogli di giornale per fare l' erbario, e con me portavo sempre il quaderno su cui riportavo le interviste ai contadini sull' uso popolare di quelle piante e, naturalmente ... la mia cannetta da pesca.
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Nella foto sottostante, scattata il 1° agosto 1983, sono sul fiume Agri sotto Grumento Nova, un paio di chilometri prima della foce nella diga del Pertusillo.
Quella che ho in mano è in assoluto la prima trota pescata nella mia vita.
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E' ovvio che a causa dell' Università (che ho preso in verità con molto ma molto comodo, proprio a causa dei miei "impegni di pesca"), potevo fare le trasferte di parecchi giorni a Moliterno solo in estate.
Infatti le foto sottostanti si riferiscono esattamente ad un anno dopo, il 21 luglio 1984, sempre sul fiume Agri, più o meno nella stessa località della foto dell' anno precedente, nei pressi della cosiddetta "centralina".
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... con le trote ci sono anche due barbi, che non sono della specie "plebeius", come quelli del nord, ma della specie cosiddetta "canina", più piccola di dimensioni.
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Qui sono sul balcone di casa di mia madre (allora ero ancora con "mammà" e papà purtroppo non c' era già da pochi mesi) il 16 luglio 1985 al ritorno da una trasferta Moliternese di alcuni giorni; le catture provengono dall' Agri, dal Maglia e dallo Sciaura.
In quel periodo dopo aver pescato le trote, le ripulivo sul posto stesso e in albergo le mettevo nel congelatore; a fine trasferta le portavo a casa ancora congelate (tanto ci vogliono solo due ore e qualcosa di viaggio da Moliterno a Molfetta).
Spero ora (ma non me ne frega niente) che qualcuno dei seguaci del C&R non si strappi le vesti nel vedere questa ... carneficina. Le trote son tutte di misura, anche se non giganti, e catturate secondo legge.
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A distanza di un mese, il 17 agosto 1985, puntatina mordi e fuggi di un giorno al fiume Frida, il località Cropani, sotto il massiccio del Pollino, sempre in Basilicata ... pardòn ... Lucania.
Quattro trote "annoccate" nel retino ... in quanto nel catechismo ho letto che è peccato rilasciare e non mangiare o far mangiare delle trote pescate in acque cristalline e pulitissime in zone lontane dalla cosiddetta civiltà.
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Poco dopo l' apertura, il 2 aprile 1986, festeggio il mio onomastico sul fiume Maglia a Sarconi (appena sotto Moliterno) ...
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... e ai Piani di Maglia, sotto l' albergo ristorante "Vecchio Ponte" ... il mio campo base per mangiare e dormire.
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Un po' riprendendo quello che è il concetto del mio amico Iuri Ancoretta che ama pescare solo nelle acque del Senese, mi piace pescare a trote solo in Lucania e non in altri posti.
Fa nulla che col passare degli anni non si fanno più le catture di un tempo, ma io sono legato affettivamente a quei posti e non mi sogno nemmeno di andare a trote altrove.
Oltre tutto le poche che pesco il Lucania sono autoctone e raramente di immissione.
A che serve andare in posti pubblicizzati dalle riviste di pesca, per pescare trote immesse e facili da pescare, abbagliati soprattutto dalle sirene di questo o quell' altro albergo che pubblicizza itinerari da favola?
Io detesto questo modo di andare a pesca.
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* Testo e foto di Franco Stanzione.

venerdì 26 dicembre 2008

Omaggio a tutti quelli del C & R in padella ... ovvero la metamorfosi di una trota

Oggi è S. Stefano ed è un' altra giornata dedicata al mangiare.
Il pranzo di casa mia oggi è stato invece più frugale del solito (come si fa a mangiare tanto per tre giornate di seguito?), ma stasera ho commemorato degnamente una delle tre belle trote pescate domenica scorsa.
Come omaggio natalizio a tutti i miei amici che praticano il Catch and Release in padella pubblico questa bella sequenza di foto.
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La trota appena pescata

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La trota prima della "cura"



La trota durante la "cura"



La trota dopo la "cura"




La trota ... in parte nel piatto di Anatoli
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* Testo e foto di Franco Stanzione.

domenica 21 dicembre 2008

21 dicembre 2008 - Una garetta amichevole a trote

Oggi la mia farmacia è aperta perchè c' è il turno festivo.
La voglia però di andare a fare una garetta con semina di trote salmonate tutte over il chilo era troppo forte, e non potevo rinunziarvi; pertanto ho pagato lo straordinario alla mia dottoressa e al mio impiegato, e ho mandato loro a lavorare al posto mio ...
... io lavorerò questa sera, previa dormitina di un paio d' ore dopo pranzo.
Insomma, sveglia alle ore 5,00 e partenza per il solito lago Andrea a Rapolla, accompagnato da mio figlio Anatoli, che è sempre felicissimo di alzarsi di buon' ora ... quando non si va a scuola.
Colazione al solito bar tra Canosa e Lavello (io mi son sparato a prima mattina un bellissimo cannolo siciliano, per il quale impazzisco) e arriviamo appena in tempo per l' inizio della gara.
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Poichè dovevo ritornare subito a casa per via della farmacia aperta, ho portato una sola canna armata con una penna da 6 grammi, così a fine gara sarei ripartito senza dover smontare tutto l' armamentario bellico.
Non avevo nemmeno voglia di impegnarmi per il risultato, perchè ciò che mi interessava era solo pescare qualche trota grossa.
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Mentre io pescavo, Anatoli si divertiva come al solito con Tommasina, la gatta di Alfonso, il proprietario del lago ... ...
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... e con uno dei suoi tanti spasimanti.
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Sarà per mancanza di impegno, sarà anche per quella che chiamano "sfiga", fatto sta che, come risultato, non so nemmeno in che posizione della classifica sono arrivato ...
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... ma ciò che mi interessava maggiormente l' ho raggiunto: pescare qualche bella trota.
Me ho prese solo tre, ma in compenso di stazza.
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E poi (ma non per fare come la volpe con l' uva), qualora avessi vinto la gara, il primo premio era un agnello intero ... vi sapreste vedere la faccia di mia moglie se, invece della solita coppa, le avessi portato il cadavere in casa?
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Ma sì ... per me è stata già una grande gioia andare al lago con Anatoli e poter vivere con lui quei bei momenti che da quarant' anni io ritengo siano i più belli della mia vita !!!
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* Testo di Franco Stanzione.
* Reportage fotografico di Anatoli Stanzione.